Sunday, June 18, 2017

of the sea lions' regret -- sul rammarico delle foche


So I sometimes get invited to talk about my book  at some expat event.
It seems that the expat condition is one without a definite therapy. 
It’s very much about unsolved questions regarding the expat wives’ perceived sense of subordination, their supposed loss of identity and the resentment that brews within the couple and approaches its boiling point as more and more relocations are added to the recipe.
So I often get asked questions centred on this sense of loss: what did you miss the most? What do you regret the most? 
The missing part is easy, MY FAMILY I will invariably blurt out. I am from Italy, remember? The mafia is clearly a twisted aberration, but still, la famiglia is la famiglia.

The regret questions had me thinking though. To get out of the murky waters of couple-counseling-like answers (some good husband-bashing is always a favorite topic of conversation among expats) I have identified two main regrets: 
Regret number 1: not having done enough voluntary work.

After all, at least before TGG and TGT arrived, I had time, we lived in Asia and in Central America and so why didn’t I get more involved with an orphanage or something? 
The answer my friends, resides once again in the peculiarity of the expat condition, namely in the extra effort that expats need to function normally outside of their comfort zone.  
Yes we buy groceries and figure out the currency and traffic rules and make friends and find doctors and pay the bills and so on. 
But everything is OTHER and this constant friction against the element of OTHER is very energy-consuming. 
Like sea lions on dry land
Sure they can survive, but they move clumsily, they are slower, more vulnerable, make funny sounds (that’s the expats trying to use the local language), but they are very clearly outside of their element.

Of course I am keeping regret number 2 for tomorrow, how in the world am I supposed to write a post a day if I give away all the juicy details at once?

This one-post-a-day thing is actually quite easy. Break down a longer post and voilà.

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A volte mi invitano a parlare del mio libro a qualche evento expat. 
A quanto pare non si conosce una terapia universale per la condizione expat, che è caratterizzata da quesiti irrisolti tipo:
-la condizione della moglie, percepita come subordinata
-la sua perdita di identità
-il risentimento bruciante che fermenta all'interno della coppia e che raggiunge la sua temperatura di ebollizione man mano che ulteriori traslochi vengono aggiunti alla ricetta. 
Quindi sovente mi vengono fatte domande incentrate su questo senso di perdita: che cosa ti è mancato di più e qual'è il tuo più grande rammarico?
La parte della mancanza è facile: LA FAMIGLIA, chiaramente.

La domanda sul rammarico invece mi ha indotta a pensare. Per uscire dal circolo vizioso delle questioni da terapia di coppia (dare addosso ai mariti assenti è uno dei temi di conversazioni preferiti fra le mogli expat), ho tirato fuori due rimorsi:
Rimorso numero 1: non aver fatto abbastanza volontariato.

Dopotutto, perlomeno prima che arrivassero i bambini, avevo tempo, abitavamo in Asia e in America Centrale, perché non mi sono impegnata in un orfanotrofio o simili?
La risposta come al solito sta nella peculiarità della condizione expat, o meglio nello sforzo supplementare che serve per funzionare normalmente al di fuori della propria zona di sicurezza.
Certo che facciamo la spesa e impariamo a convertire la valuta e le regole stradali del posto e facciamo amicizia e troviamo dottori e paghiamo le bollette ecc.
Ma è tutto ALTRO e questo attrito costante contro a quell'elemento di ALTRO richiede moltissima energia.
Come le foche spiaggiate.
Certo che possono sopravvivere, ma i loro movimenti sono sgraziati, sono più lente, più vulnerabili, fanno suoni ridicoli (come gli expat che provano a parlare la lingua locale), sono chiaramente fuori dal loro elemento.

E certo che mi tengo il rammarico numero 2 per domani, se svelo tutto subito come cavolo faccio a scrivere un post al giorno? In effetti è facile, invece di un post più lungo lo spezzi in capitoli e voilà! 

3 comments:

  1. Io ho finalmente ricevuto il tuo libro che adesso mi leggo ogni sera. E me lo sogno di notte, mannaggia a te!

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    1. Cara, non ti preoccupare, lo vedi, sono qui sana e salva e un po' suonata che scrivo sul blog, alla fine è andato tutto bene! Scrivimi una bella recensione, eh?

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    2. (Ma poi lo fai il post con la foto delle letture sul comodino e LUI, proprio LUI a far la sua bella figura?)

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