Monday, June 19, 2017

of the poetry from the blue home -- sulla poesia della casa azzurra

So this is my second regret when it comes to my expat life: having failed to visit Frieda Kahlo’s casa azul although when we lived in Panama I travelled to Mexico City several times.
I don’t know why I didn't go. It would have been like meeting her in person, and I wasn’t ready.
I love Frieda Kahlo and I have drawn pictures of women with flowers in their hair ever since I can remember.
She who wrote all there really is to know about love:

Mereces un amor que se lleve las mentiras, que te traiga la ilusion, el café y la poesia.

You deserve a love that takes away the lies, that brings you hope, coffee and poetry.

But I take comfort in another piece of poetry, brought to me not with hope and coffee, but with hope and Aguardiente, the strong Colombian liquor made with anise.

We were in Vichada, on a backpacking trip, a region in the eastern plains of Colombia, by the Orinoco River bordering Venezuela. My mother didn’t want me to go because it was dangerous, and she was RIGHT, AS MOTHERS ALWAYS ARE (my kids might be reading this).
With one of my future husband’s crazy Colombian uncles, we ended up in a Finca, a farm in the heart of the Black Triangle, at the time one of the country’s most prolific coca regions.
We went horseback riding all day pretending we were helping with the cattle, but we were actually just trying to outrun the cloud of tropical bugs trying to eat us alive. We lived with the farmers, at night we drank Aguardiente with them by the fire and Don Manuel was there. He was el abuelo, the grandfather, a sharp, tiny man with a cowboy hat and lively black eyes.
Under the vault of heaven of the night starry sky, he drank and smoked and worte poetry. And this is the poem he gave me, written for his deceased wife on some scrap paper with a childish, neat and a bit shaky handwriting.

Para Maria 
Quisiera quedarme dormido, pero que ese sueño fuera profundo
Y come flechado por Cupido, salirme de aqui, de este mundo.

I’d like to fall asleep, but in a very deep sleep
And like stricken by cupid’s dart, part from this place and this world.


Don Manuel lived in a tiny house on the outskirts of the Finca, its outside walls painted in blue.

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Questo è il mio secondo rammarico riguardo alla vita expat: non aver visitato la casa azul di Frienda Kahlo nonostante quando vivevamo a Panama io sia stata a Città del Messico diverse volte.
Non so perché, era un’emozione troppo forte, come se si fosse trattato di incontrarla di persona, e ho sempre rimandato. Io amo Frieda Kahlo e da che ho memoria ho sempre disegnato volti di donne coi fiori nei capelli.
Lei che ha scritto tutto quello che c’è da sapere sull’amore:

Mereces un amor que se lleve las mentiras, que te traiga la ilusion, el café y la poesia.

Ti meriti un amore che spazzi via le menzogne, che ti porti l’illusione il caffè e la poesia.

Ma mi consolo con un’altra perla di poesia, arrivata a me non con illusione e caffè ma con illusione e Aguardiente, il forte liquore colombiano all’anice.

Ci trovavamo nel Vichada, una regione nelle pianure subtropicali colombiane a ridosso del fiume Orinoco che fa da confine con il Venezuela. Eravamo in viaggio con gli zaini. Mia mamma non voleva lasciarmi andare perché era pericoloso, e aveva RAGIONE, PERCHÉ LE MADRI HANNO SEMPRE RAGIONE (i miei figli potrebbero star leggendo…).
Con uno degli zii colombiani del mio futuro marito, eravamo finiti in una Finca, una fattoria nel cuore del Triangolo Nero, a quei tempi una delle regioni a più alta produzione di coca.
Andavamo a cavallo tutto il giorno con la scusa di aiutare col bestiame, ma in realtà cercavamo solo di sfuggire alla nuvola costante di insetti tropicali che ci inseguivano incessantemente per spolparci vivi.
Vivevamo con i contadini locali e di sera bevevamo Aguardiente con loro vicino al fuoco, e c’era Don Manuel, el abuelo, il nonno. Era un omino minuto e legnoso, con un cappello da cowboy e due occhi neri infuocati.
Sotto la volta celeste carica di stelle, beveva Aguardiente, fumava e scriveva poesia. E questo è il poema che mi ha lasciato, scritto per sua moglie, ormai defunta, su un foglio di quaderno, con una calligrafia infantile e un po’ tremula:

Para Maria 
Quisiera quedarme dormido, pero que ese sueño fuera profundo
Y come flechado por Cupido, salirme de aqui, de este mundo.

Vorrei addormentarmi, ma di un sonno profondo
E come colpito dalla freccia di Cupido, andarmene da qui, da questo mondo.

Don Manuel viveva in una casetta ai margini della fattoria, i muri dipinti di azzurro.

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