Saturday, September 16, 2017

of calling things with their name -- sul dare alle cose il loro nome


When english speaking news outlets talk about criminals, they refer to them as MEN

"An 18-year old MAN has been arrested for the London subway attack". 

Italian news outlets, on the other hand, refer to any scumbag under the age of maybe 90 as GIOVANE or RAGAZZO. Basically, they are all kids. 
Naughty kids but still kids. 

"An 18-year old was arrested for the London subway attacks. The GIOVANE was found in Dover". 

Now, I am no expert in the psychological effect hidden within terms, but if you are over 18 you are legally a MAN, and if you commit a crime you are a fully grown-up, accountable, reproachable scumbag.  

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Quando i giornali in lingua inglese riportano notizie di qualche criminale, lo chiamano MAN, uomo. 

"An 18-year old MAN has been arrested for the London subway attack". 

Sui giornali italiani, invece, ci si riferisce a qualunque stronzo sotto circa i 90 anni come GIOVANE o RAGAZZO
Son tutti ragazzi, insomma. Cose da ragazzi. 

"Arrestato un 18enne in relazione all'attacco alla metro di Londra. Il GIOVANE preso a Dover".

Allora, io non sono di certo un'esperta sul significato recondito delle parole e il suo effetto sui lettori. Ma se hai più di 18 anni sei a tutti gli effetti, legalmente un UOMO, senza attenuanti. E se commetti un crimine sei anche anagraficamente grande. Un grandissimo stronzo. 

(pic from keepcalmstudio.com)




Thursday, September 14, 2017

of Nike and potential energy -- sulla Nike e l'energia potenziale


So I have memberships to quite a few international associations and I very much enjoy getting their newsletters to quench my FOMO. 
Unfortunately I don't really participate in many of the events they organise. And that's because of two main reasons:

1. My kids' adolescence sucking up every tiny bit of what's left of my energy.

2. The Nike effect. Being a member of these clubs makes me feel connected with their network just as owning a super-cool, dri-fit, latest collection, state of the art running outfit makes me feel fit. It's all in the potential, really. 
If I go as far as putting it on while sitting at my computer, I am ready for the olympics.

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Sono iscritta a diverse associazioni internazionali e mi piace molto ricevere le loro riviste per sentire che mi tengo al corrente di tutto. 
Sfortunatamente non partecipo a molti degli eventi che organizzano, e ci sono due ragioni principali:

1. L'adolescenza dei miei figli che risucchia ogni residuo di energia che mi è rimasto alla fine della giornata.

2. L'effetto Nike. Essere iscritta a queste associazioni mi fa sentire connessa e informata proprio come avere nell'armadio un favoloso completo da corsa dei-fit della ultima generazione mi fa sentire in forma. È tutto nel potenziale.
Se poi lo indosso mentre sto seduta davanti al computer, sono pronta per le olimpiadi. 

(pic from Nike)

Tuesday, September 5, 2017

of quality over quantity -- sulla qualità e la quantità


The bias against professional women is astonishing.
I have just read this book called LEADERS for my Master. It was about the 2008 financial crisis, and although in its 150-something pages it mentioned women a whopping 34 times, only 6 times they were depicted in professional roles. Never as leaders. The other 28 times they were either assistants, mothers-wives or lovers, or prostitutes.
If aliens were to visit the earth and read this book to have an idea about ways to rule our world through human leadership, they would get quite a curious impression of women, these frivolous, marginal creatures.
As you might imagine, I immediately emailed the author, who gracefully replied thanking me for my thorough analysis and saying that none of his readers had ever considered his book from this point of view.

Really?

Admittedly none of the ladies in my Master who also read the book, reacted with the same outrage. So the bias is not just astonishing, but embedded within our culture.

But we girls stick together, right? We have each other’s back and proceed in one compact front.

As if.

Recently I was at a networking event for professional women. Some were working 100%, others were moms who just came back from a maternity leave (which in Switzerland can be quite long because of the prohibitive daycare prices), and some like me were exploring the possibility of a new challenge.
Soon enough the ladies were throwing shadow at each other. Working against stay-at-home (which is ALSO work). There were the “I could never stay home” moms, the “you cannot be serious about your work with a part-time position” moms, and my personal favorite: the “QUALITY OVER QUANTITY” moms.
I know that all this judgement has little to do with the OTHER moms’ choices and everything to do with our own, but I still believe that this QUALITY business is often just an alibi for parents who delegate way more than they should.

There, I have said it.

Of course, women should be supported in going back to their profession once they become mothers, and the secret of life lies within BALANCE.
But kids need both QUALITY AND QUANTITY. And quantity begets quality.
That’s why when Anne-Marie Slaughter’s article Why Women Still Can't Have It All came out, it created such a stir. She basically says that there are two phases in the kids’ life (early childhood and puberty) in which the stable presence of a parent at home makes a huge difference in their development. Or at least that’s what I think she says, because I read the article the same way I watch horror movies: holding my hands in front of my eyes and peeking through my fingers for fear of never being able to sleep again. Yes, that’s the terror of making mistakes mothers have to live with. Ms. Slaughter’s name doesn’t certainly help.

I will say it once again. Quantity begets quality. Just as in any other complex human activity: work, study, friendship and sports. You give it all you can until you become a pro.

Unless of course you are Michel Platini, who never trained, smoked, and still never failed one kick.


Good luck.

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I pregiudizi con cui hanno ancora a che fare le donne sul mondo del lavoro hanno dell’incrdibile.
Ho appena letto il libro LEADERS per il mio Master. Parla della crisi finanziaria del 2008 e nonostante nelle sue circa 150 pagine nomini le donne per ben 34 volte, soltanto 6 sono professioniste. Nessuna è un LEADER e le altre 28 sono  assistenti, madri/mogli/amanti, o prostitute.
Se un alieno arrivasse sulla terra e leggesse questo libro per capire come dominare il mondo, si farebbe un’idea piuttosto curiosa (eufemismo) su queste creature inette e marginali.
Come potete immaginare, ho immediatamente scritto all’autore che mi ha gentilmente risposto ringraziandomi dell’analisi dettagliata e dicendosi sorpreso, inquanto nessun lettore aveva mai visto il libro da quel punto di vista.

Davvero?

In effetti nessuna delle partecipanti al mio Master ha reagito col mio stesso sdegno. Quindi i pregiudizi non sono solo incredibili ma anche ormai mimetizzati nella nostra cultura.

Ma noi ragazze non ci facciamo dividere, giusto? Procediamo unite difendendoci a videnda!

Magari!

Sono stata di recente a un evento per donne professioniste. Alcune lavoravano a tempo pieno, altre erano mamme appena rientrate da una pausa per maternità e altre ancora, come me, erano alla ricerca di un cambiamento e di una nuova sfida.
In men che non si dica sono iniziate le frecciate. C’erano le mamme “io non potrei mai stare a casa”, le mamme “non si può pensare di lavorare seriamente con una posizione part-time", e anche le mie preferite: le mamme “QUALITÀ PIUTTOSTO CHE QUANTITÀ”.
Ormai so bene quanto questi giudizi abbiano poco a che fare con le scelte delle altre mamme, ma siano piuttosto solo un modo per convincere noi stesse della validità delle nostre decisioni. Ma in ogni caso. Questa faccenda della QUALITÀ secondo me è solo un alibi per i genitori che delegano molto più di quanto dovrebbero.

Ecco. L’ho detto.

Certo che le mamme dovrebbero poter tornare a lavorare dopo la maternità, il segreto della vita sta nel trovare l’equilibiro, in fondo.
Ma ai bambini servono sia QUALITÀ CHE QUANTITÀ. Ed è spesso la quantità a facilitare la qualità.
Ecco perchè l’articolo di Anne-Marie Slaughter Perché Le Donne Non Possono Ancora Avere Tutto (è in inglese) ha suscitato tanto scalpore. In breve dice che ci sono due fasi nella vita dei bambini (la prima infanzia e la pubertà) in cui la presenza fissa di un genitore fa una differenza enorme. Almeno credo che sia quello che dice, perché ho letto l’articolo nello stesso modo in cui guardo i film dell’orrore: con le mani davanti agli occhi sbirciando fra le dita per la paura di non riuscire poi mai più ad addormentarmi. Perché questo è il terrore che le mamme hanno di star facendo tutto sbagliato.

Lo dico e lo ripeto. È grazie alla quantità che si ottiene la qualità. Così come per ogni altra attività complessa: lavoro, studio, amicizia e sport. Ti ci dedichi anima e corpo finché non diventi bravissima.

A meno che tu non sia Michel Platini, che non andava agli allenamenti, fumava, ma lo stesso non sbagliava mai un tiro.

Buona fortuna.

(pic from Pinterest)



Thursday, August 24, 2017

of expat wives and Wonder Woman -- sulle moglie expat e Wonder Woman


So, since I bashed my fellow expat-bloggers in my prior post, I felt I needed to do some thorough scientific research to come up with solid data. As in google "EXPAT WIFE".
Unfortunately, the results are disheartening and speak volumes about why most blogs are not very upbeat.
These are a few of the first 10 results:

1-Finding Happiness as and Expat Wife: "As a trailing spouse you take care of the family while putting your own plans in the back burner. (Internations)

2-What I'm really thinking: the Expat Wife: "My husband is doing extremely well at work and of curse I am proud of him. But what about me?" (The Guardian)

3- Not just Gin and Tonics, why being an expat-wife is harder than you think: "The expat wife trades luxury for her self-identity, a drastic increase in stress, and a great deal of emotional work. (Internationalman)

Do I need to say more?
Ok, one more, in case you are still not convinced:

4- Expat women: living the life or secretly struggling?: "Contrary to popular belief, the majority of women living abroad are neither pampered by housekeepers, nor shielded from the stresses of adapting to life in a foreign culture. (...) These women are grappling with the loss of their career, identity and support network back home. They are losing their ability to maintain their Wonder Woman Facade. (The Telegraph.  

But let's not despair! I know the answer to these dilemmas lies within our solid marriages and our wonderfully sensitive and caring expat-husbands. So I googled "HOW HUSBANDS CAN SUPPORT THEIR EXPAT-WIVES", but since I found lots of wishy-washy, completely-avoid-the-subject crap, I decided to google some synonyms of this concept, such as "UNREALISTIC EXPECTATIONS" or better still "KEEP DREAMING"
Now that's more like it. 

I consider my husband to be a caring fellow, albeit extremely busy all the time. But I cannot say he doesn't try. We have been together for over 20 years, moved 8 times around the world, set up home on 3 continents, had babies on two of them. If you've read MY BOOK, as you should, you know. 

Still, this is the harsh reality of things:
After settling down in Switzerland, (remember, this is AFTER the 8 intercontinental moves and the 2 geographically displaced pregnancies etc), we were having dinner with a couple of friends who had just returned from an international assignment. The wife was saying how tough it had been for her, how she had struggled to redefine her identity, and how lonely she had felt at times. 

To which my lovely, adorably clueless husband replied: "HOW INTERESTING... THAT NEVER HAPPENED TO MY WIFE".

If he is still alive is only because we were having a Japanese soup and no knives were on the table. 

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Visto che ieri ho dato addosso alle mie compari expat-blogger, ho pensato di dover basare le mie opinioni su una ricerca condotta con metodi scientifici e dati precisi. E così ho digitato in Google "EXPAT-WIFE", moglie expat. Purtroppo i risultati non sono molto incoraggianti e la dicono lunga sul perché la maggior parte degli expat-blog siano così deprimenti.
Ecco alcuni dei primi 10 risultati:

1-Trovare la felicità nel ruolo di expat-wife: "come moglie expat, ti prendi cura di tutti (la famiglia) mettendo in disparte i tuoi progetti" (Internations)

2-Quello che penso veramente sull'essere una moglie expat: "mio marito sta avendo molto successo sul lavoro, e naturalmente sono orgogliosa di lui. Ma quando verrà il mio momento?"

3-Non solo Gin e Tonic, perché essere una moglie expat è più difficile di quanto non si pensi: "Le mogli expat barattano una vita lussuosa (ma dove?) con la propria identità, un aumento notevole di stress, e un'ingente fatica emotiva" (Interntionalman)

Devo dire altro?
OK, ancora un esempio, se non siete ancora convinti: 

4-Mogli expat: godersi la vita o faticare in silenzio?: "Al contrario di quel che generalmente si pensa, la maggior parte delle donne che vivono all'estero non hanno né stuoli di servitù a loro disposizione  né vivono protette dal doversi adattare a vivere in una cultura diversa. (...) Queste donne sono alle prese con la perdita della loro carriera, della loro identità e anche dei contatti sociali che a casa costituivano una sicurezza. Fanno fatica a mantenere la loro facciata da Wonder Woman. (The Telegraph)

Ma cerchiamo di non disperare! La soluzione a questi dilemmi si trova infatti nei solidi legami coi nostri meravigliosi e sensibili mariti expat, in matrimoni basati sul supporto e la comprensione reciproci. E infatti ho digitato in Google "IN CHE MODO I MARITI POSSONO SUPPORTARE LE LORO MOGLI-EXPAT", il vuoto. 
Allora ho digitato qualche sinonimo, vale a dire "ASPETTATIVE IRREALIZZABILI" o meglio ancora "CONTINUA PURE A SOGNARE"
Adesso ci siamo. 

Mio marito è a tutti gli effetti una persona amorevole, anche se è sempre occupatissimo col lavoro. Ma non posso certo dire che non ci provi, a capire. Siamo insieme ormai da più di 20 anni, abbiamo fatto 8 traslochi intercontinentali su 3 continenti diversi, e su due abbiamo anche avuto dei bambini. Se avete letto IL MIO LIBRO, come dovreste, conoscete la storia. 

Ciò nonostante, questa è la cruda realtà dei fatti:
Dopo esserci sistemati in Svizzera, (ricordatevi che questo è successo DOPO i traslochi, le gravidanze in terre lontane, ecc) una sera eravamo a cena con una coppia di amici che erano appena rientrati da un'assegnazione internazionale. La moglie ci stava raccontando com'era stato difficile per lei, che fatica aveva fatto a ridefinire la sua identità, e come spesso si fosse sentita sola. 

Come risposta, il mio adorabile e ignaro marito ha detto queste parole: "DAVVERO? CHE STRANO, A MIA MOGLIE NO, NON È MAI SUCCESSO".

Se è ancora vivo è soltanto perché stavamo mangiando una minestra giapponese e non c'erano coltelli sul tavolo.