Tuesday, June 12, 2018

of flying with expat kids - sul volare con bambini expat


THIS IS AN ANNOUNCEMENT TO ALL AIRPORTS AND AIRLINES IN THE WORLD

Families with children under four needn't be the ones to board the plane first. 

If the flight happens to be over 8 hours long, we would actually rather not board at all! But this is not the point. 

The point is that our time with the kids on board should be limited to the minimum. Take off, landing, done. Because it's hard enough, thank you. 

And then there is the walk of shame, as we approach the gate like a caravan of beduins crossing the desert: loaded with kids, bags, toys, carseats and strollers, we walk side by side with the business-class passengers who also get priority boarding, and the contrast could not be more striking. 
We know what they are thinking: "God, I know I haven't ....... (a number of business-class passengers' sins such as "given money to the poor instead of shopping at Prada") but please, PLEASE, don't make them be seated  next to me." 

I was once sitting on the plane with my then 7-month-old son (after priority-fucking-boarding) when a couple found their seats next to a very overweight fellow a few rows ahead of us. And this is what the husband told his wife to ease some of her anguish: "(rolling his eyes towards us) at least it's not the baby..." With the same horrified relief of a teenager who just got her period after being late.

So no priority boarding. What families with children under four need instead, and I mean really really need, is a PRIORITY LANE FOR PASSPORT CONTROL IN THE COUNTRY OF DESTINATION
We do not look forward to boarding the plane but once we land with 1, 2 or 3 overtired, cranky, nauseous, hungry, thirsty,  jet-lagged kids, WE CANNOT WAIT TO GET THE HELL OUT. 

That's all, thank you, not too much to ask, really. 
The first country that implements this simple yet innovative measure, will need to work on its infrastructures and brace for an expat invasion. What's good for expats is good for the economy. 

You are welcome.  


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QUESTO È UN ANNUNCIO UFFICIALE PER TUTTI GLI AEROPORTI E LE COMPAGNIE AEREE DEL MONDO:

Non c'è bisogno che le famiglie con bambini sotto i quattro anni salgano per primi sull'aereo.

Se il volo è più lungo di 8 ore  poi, non vogliamo salire per primi, né per ultimi. Non vogliamo proprio salire. Ma questo non è il punto. 

Il punto è che il tempo trascorso a bordo con i bambini piccoli dovrebbe essere ridotto al minimo: decollo, atterraggio, e fuori. Perché è già abbastanza difficile, grazie. 

E poi c'è la processione della vergogna, mentre ci avviciniamo al gate come una carovana di beduini nel deserto: carichi di bambini, borse, giochi, seggiolini della macchina e passeggini procediamo insieme ai passeggeri che volano in business class, i quali godono ugualmente del privilegio di salire per primi, e il contrasto non potrebbe essere più tragico. 
Sappiamo benissimo cosa pensano guardandoci: "Dio, lo so che non ho ....... (qualche peccato da passeggero che vola in business, tipo "dato i soldi ai poveri invece di fare shopping da Prada") ma ti prego, TI PREGO, fa che non siano seduti vicino a me!"

Una volta mi ero appena seduta su un aereo con mio figlio che allora aveva 7 mesi, e vedo arrivare una coppia che scopre che i propri posti sono un paio di file davanti a noi vicino a un tipo obeso. E il marito per consolare la moglie le ha detto, indicandoci con lo sguardo: "per lo meno non ci è toccato il bambino...", con lo stesso terrore nella voce di una teenager a cui è arrivato il ciclo in ritardo. 

No, non vogliamo salire per primi. Quello che le famiglie in viaggio coi bambini piccoli desiderano veramente, l'unica cosa che ci renderebbe veramente la vita più facile, è UNA CORSIA PREFERENZIALE PER IL CONTROLLO PASSAPORTI NEL PAESE DI ARRIVO
Perché non abbiamo fretta di imbarcarci, ma una volta arrivati a destinazione con 1, 2 o 3 mocciosi rognosi, stanchi, affamati, assetati, nauseati, e infestati di Jet-lag non vediamo l'ora di uscire.

Ecco. È tutto, grazie. Non mi sembra una richiesta irragionevole. 
Il primo paese che implementerà questa misura innovativa, dovrà preparare le proprie infrastrutture perché subirà un'invasione di expat. Ciò che fa bene gli expat, fa bene all'economia.  

Prego. Non c'è di che.  


Sunday, June 10, 2018

of the expat wedding dress - sull'abito da sposa expat


Expats are obsessed with their pictures. It's really the only lifeline we have to some kind of stability, like those cables that connect astronauts to the space station during space walks.
I have a hard drive with all our pictures in a deposit box. That's my most valued possession, together with my grandmother's silver teaspoons.

Our pictures are the attic full of memories we could not collect, because with every move we had to travel light and cleanse. The cleansing is not just dictated by the prices of intercontinental containers.

You can only disassemble and reassemble furniture that many times before it starts looking like something from a Dalì painting.
You can only unpack and repack that Barbour coat you wore at university that many times, before you realise it's just making everything else in your closet (and the container) smell like duck fat.

But sometimes it's simply destiny deciding for you.
I've had my precious Christmas decorations collected bit by bit at every Christmas we spent in every country we've lived in DESTROYED by the moving people during our move to Japan. Out of the moving box marked "Xmas" only came golden corn-flakes of thin sparkling glass fragments. It was the only time I cried over stuff. Because during moving time, every expat's survival mantra is: stuff is just stuff.

And then there was my wedding dress. I had dragged it along with us for no other reason that I didn't really know where to leave it, and once it came out of its box streaked with mold like a piece of blue cheese.
I said nothing.
I tried to look away as if disposing of a dead family pet.
I let my emotions implode, transferred it into a garbage bag and threw it away.

At least my daughter won't need to find excuses not to wear it, although now that she is in vintage mode she really wishes I still had my stinky Barbour.

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Gli expat sono ossessionati dalle loro foto. Le foto sono l'unico elemento di continuità e danno sicurezza, come i tubi degli astronauti che durante le passeggiate spaziali li collegano allo space shuttle. Io ho un hard drive con tutte le nostre foto depositato in una cassetta di sicurezza. È la cosa più preziosa che possiedo, insieme ai cucchiaini d'argento di mia nonna Lidia.

Le nostre foto sono quella soffitta piena di ricordi che non abbiamo potuto accumulare, perché ogni trasloco ci ha costretti ad abbandonare il superfluo in una specie di rito purificatore. La purificazione non è dettata soltanto dai prezzi dei container intercontinentali.

Ci sono mobili che puoi smontare e rimontare solo un certo numero di volte prima che sembrino usciti da un quadro di Dalì.
Puoi mettere e togliere dagli scatoloni quella Barbour che avevi all'università solo un certo numero di volte prima di renderti conto che non fa altro che impuzzarti di grasso d'oca tutto l'armadio, e l'intero container.

Ma a volte è il destino che decide per te.
Tutte le decorazioni natalizie raccolte per anni in tutti i paesi in cui abbiamo trascorso il Natale sono state disintegrate dall'agenzia dei traslochi quando ci siamo trasferiti in Giappone. Dallo scatolone con su scritto "Xmas" sono usciti soltanto corn-flakes dorati di sottili frammenti di vetro scintillanti, e ho pianto. È stata l'unica volta che ho pianto per un oggetto, perché ogni expat sa bene che quando si trasloca è tutto solo "roba".

E poi c'era il mio abito da sposa. Me l'ero sempre portato dietro più che altro perché non sapevo dove lasciarlo e una volta approdati in un nuovo paese ho aperto la sua scatola e l'ho trovato striato di muffa, era diventato gorgonzola.
Non ho detto una parola.
Ho cercato di non guardare, come se mi stessi disfacendo della carcassa del gatto di famiglia.
Ho lasciato implodere l'emozione mentre lo trasferivo in una sacchetto dell'immondizia e l'ho buttato via.

Per lo meno mia figlia non dovrà trovare scuse per non indossarlo quando cercherò di rifilarglielo. Anche se adesso che è in fase Vintage quel Barbour puzzolente vorrebbe proprio che l'avessi ancora.


Friday, May 25, 2018

of crude feminism -- sul femminismo crudo

So the bad thing about having teenagers: constant discussions. The good thing about having teenagers: constant discussions. 
They are little people in grown-up bodies and they are struggling to understand this world around them, that's scary and enigmatic and full of exciting possibilities. 

We have talked about feminism and I had to admit that I've had my own turmoil about this issue since I started my master at St. Gallen, because we've had some Diversity and Inclusion lectures and I've been at conferences about the future of women in business. 

One of these conferences in particular left me quite discouraged, although the speaker was trying to convey the opposite message to an audience made up mainly of young professional women. She told them that they should not feel guilty about choosing career over raising children, because "apart from giving birth, everything else can be delegated". I felt this was the stuff postpartum depression is made of: the crude trivialisation of motherhood
Not cool. The speaker was Monika Rühl, the director of Economiesuisse.

I think this kind of feminism is very counterproductive for women. The myth that kids have been born since the beginning of time and that therefore taking care of a baby is an unremarkable task. 


No, lady. 

Women who choose to take some time off work to raise their children shouldn't have to deal with this kind of judgement. It's hard enough.

This is the same distasteful feeling of "crude feminism" I get every time I read in the news that this or that woman is all about the right of breastfeeding in public, and will make her point by whipping out her boob in front of people and posting it on Instagram. 


Well. No. 

This happens a lot in the US, where pro-breastfeeding groups of women even organise breastfeeding sit-ins to make the point that it's natural and that babies have the right to eat.

I feel ist's the same kind of misleading trivialisation. 

My son was born in the US 18 years ago and I have breastfed him for six months in parks, malls, airports, planes and restaurants without ever receiving a single negative remark. I was not hiding in a corner but I was covering up with a cloth, and hot because breastfeeding is dirty or shameful, simply because it's INTIMATE and I wanted to protect my baby's quiet place.

But no. Now if you are a real feminist you need to whip it out and show it to the world. What's next on the agenda? Giving birth in public? Because that's pretty damn natural as well.

I feel this trivialisation of motherhood will backfire, if it hasn't already. Mothers are not hens on an egg farm, there is much more after giving birth that should not be delegated, dear Ms. Rühl. 

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La cosa peggiore di avere adolescenti sono le discussioni continue, la più bella sono le discussioni continue. Sono piccoli esseri umani in corpi da adulti e stanno cercando di capire questo mondo che li circonda, così spaventoso ed enigmatico, e pieno di eccitanti possibilità. 

Abbiamo parlato di femminismo e ho dovuto ammettere che anch'io ci ho pensato molto da quando ho iniziato il master all'Università di St. Gallen, perché ho seguito qualche lezione su Diversity and Inclusion (Diversità e Inclusione, si dice così?) e ho assistito ad alcune conferenze sull'argomento delle donne nel mondo del lavoro. 

Una di queste conferenze in particolare mi ha un po' scoraggiata, nonostante chi parlava avesse l'intenzione opposta. Si rivolgeva a un pubblico composto principalmente da giovani donne professioniste e ha detto loro che non devono sentirsi in colpa se scelgono la carriera al posto di crescere i loro figli, perché "a parte farli nascere, tutto il resto si può delegare". Ho avuto l'impressione che questa fosse esattamente la benzina che alimenta la depressione post-parto: la banalizzazione della maternità


Inaccettabile. 

Chi parlava era Monika Rühl, la direttrice di Economiesuisse.

Secondo me questo tipo di femminismo è molto controproducente. Il mito che  i bambini sono nati dall'inizio dei tempi e che quindi occuparsene è un compito banale.


 No, cara ragazza.  

Le donne che scelgono di prendersi un po' di tempo per crescere i loro figli non dovrebbero aver a che fare con questo tipo di sentenza. È già abbastanza difficile anche senza, grazie.

La stessa sensazione sgradevole di "femminismo crudo" la avverto anche ogni volta che leggo nelle notizie che una donna per promuovere il proprio diritto di allattare in pubblico, ha tirato fuori la tetta in un luogo pubblico e l'ha anche postata su Instagram. 


No, care ragazze. 

Questo succede sovente in America, dove gruppi di donne che vogliono reclamare il proprio diritto ad allattare dove je pare, organizzano delle dimostrazioni in luoghi pubblici, allattando tutte insieme. Perché è una cosa naturale e i bambini, come tutti, hanno il diritto di nutrirsi. 

Mi sembra lo stesso tipo di banalizzazione fuorviante. 

Mio figlio è nato in American 18 anni fa e l'ho allattato per 6 mesi in parchi, aerei, aeroporti, ristoranti, centri commerciali senza che nessuno avesse mai niente da ridire. Mi nascondevo in un angolo? Certo che no, ma mi coprivo con un piccolo telo e non certo perché fosse disdicevole o vergognoso, semplicemente perché allattarlo eran un momento INTIMO e volevo proteggere quell'angolo sereno per il mio bambino. 

Ma no. Se sei una vera femminista devi farlo vedere a tutto il mondo. Poi cosa viene dopo sul programma? Il parto pubblico? Perché anche quello é naturale, no?

Mi pare che questa banalizzazione ci si ritorcerà contro, se non l'ha già fatto. Le madri non sono galline in un allevamento per la produzione delle uova e ci sono tante cose che dopo la nascita non dovrebbero essere delegate, cara Ms. Rühl. 

(Pic from Pinterest)


Sunday, May 20, 2018

of students' demonstrations -- sulle dimostrazioni studentesche


So whenever there are students' protests in the news, my kids are fascinated by the motives and implications of why people who are just a bit older than them would go out on the streets and make such a racket. 

I'd like to quote two wise men. 

One is my Dad, who said: "if it means skipping a few days of school, kids would protest even the length of French fries. And it's true, French fries are way too short. "

And the other is Bill Clinton, who after been throw eggs at, cooly wiped his jacket and said: " It's good for young people to be mad at somebody". And it's true, the status quo needs to be challenged when it fosters injustice. 

Of course I'd like to enhance my coolness factor in the eyes of my kids, but the truth is that I never took part in any revolutionary demonstration. That's because when I was a student, although chanting and spray-panting seemed like much more fun than sitting in class and studying, I knew that my parents were hard at work, they were those who do, and I didn't want to disrespect them by being one of those who undo.


Damn sense of duty.

Anyway, when I watch those university demonstrations on youtube, I often look at those kids thinking that just a few years ago they were playing with Barbie, they cannot probably even keep their own bedroom tidy, and yet they think they know how to change the world.


It's kind of cute.

One thing they I've heard them say several times when they are confronted by somebody with a different opinion is: "Shut up, you should listen more, that's why you have two ears and just one mouth". SNAP!


So cute. 

But unfortunately our sensory organs are not a symbolic representation of human interactions. 


No.

If they had paid attention in science class, they would remember that we have two ears (and two eyes) so that we can not only hear and see approaching predators, but estimate their distance and speed as well.


It's survival, not sociology. 

And it's because people sat in class and studied instead of chanting and spray-painting that we do not have to watch out for wild animals anymore. (Other than the occasional pitbull).


Those who do and those who undo. 


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Ogni qualvolta nelle news si parla di dimostrazioni studentesche, i miei due teenagers sono affascinati dai motivi e dalle implicazioni che spingono ragazzi poco più grandi di loro a tirare su un casino del genere. 

Cito due saggi.

Uno è mio papà che diceva: "pur di saltare un paio di giorni di scuola, gli studenti dimostrerebbero anche per la lunghezza delle patate fritte". Ed è vero, anche secondo me sono troppo corte. 

L'altro è Bill Clinton che una volta che gli hanno tirato delle uova, pulendosi la giacca con nonchalance ha detto: "Ai giovani fa bene essere arrabbiati con qualcuno". Ed è vero, lo status quo deve essere messo in discussione se promuove ingiustizie.

Nonostante cerchi sempre di far colpo sui miei ragazzi con le avventure della mia gioventù,  devo però ammettere che  non ho mai partecipato a cortei rivoluzionari. Perché anche se quando ero a scuola urlare in coro e smanettare bombolette di vernice spray sembrasse molto più divertente che star seduta in classe a studiare, sapevo che i miei genitori lavoravano duramente, erano quelli che fanno e per niente al mondo avrei mancato loro di rispetto mettendomi con quelli che disfano. 

Maledetto senso del dovere.

In ogni caso, nei video delle dimostrazioni che guardiamo su youtube, vedo quei ragazzi e penso che fino a pochi anni fa giocavano con le Barbie, che probabilmente non sono nemmeno in grado di tenere in ordine la loro camera, però vogliono cambiare il mondo

Che carini. 

Quando qualcuno li contraddice, per farli tacere a volte dicono: "Stai zitto, hai due orecchie e una bocca, dovresti ascoltare di più". CIAPA SU!

Che teneri. 

Purtroppo però i nostri organi sensori non sono una rappresentazione simbolica delle interazioni umane. 

No.

Se avessero fatto un po' più di attenzione durante le lezioni di scienze, saprebbero che abbiamo due orecchie (e due occhi) non solo per sentire e vedere possibili predatori in arrivo, ma anche per individuarne posizione spaziale e velocità di avvicinamento

È sopravvivenza, non sociologia.

Ed è grazie a chi è rimasto seduto in classe a studiare invece di urlare in coro e smanettare bombolette di vernice spray che non dobbiamo più guardarci dagli animali feroci. A parte lo sporadico Pitbull.

Quelli che fanno e quelli che disfano. 

(Pic from The Guardian)

Saturday, May 19, 2018

of expat adolescence -- sull'adolescenza expat




 Today 

She took the DELE B2 SPANISH exam. 
I picked her up at 14:25 (this is Switzerland) from school to drive her to the countryside where her scout pack had already set up tent for a weekend camp. 


In the car, she wrestled with the seatbelt while changing into her scout uniform and discussing the test on the phone with a school friend IN ENGLISH

Simultaneously reprimanding me IN ITALIAN because:

I was showing too much affection / ignoring her 
I was asking too many questions /being too quiet
I was listening to the wrong music / "I love this song", turn it up
I though she was texting friend A when she was obviously texting friend B
I opened the car window / closed the window
I offered to pick her up after the camp
(apparently my taxi service is a privilege I should not abuse)
I put her bag in the trunk of the car
I asked her if she was hungry, twice
I was singing. 


When we got to the camp, she hopped off the car after a swift kiss (that I probably did not return properly / ignored / made a big deal of / leave me alone), greeted her scout pack IN SWISSGERMAN and off they went.

Expat adolescence:

Just as annoying, but multilingual. 

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Oggi

Ha dato l'esame DELE B2 di SPAGNOLO.
Sono andata a prenderla a scuola alle 14:25 (siamo in Svizzera) per portarla in campagna dai suoi amici scout che avevano già piantato le tende per un campo di tre giorni.

Nella macchina, lottando con la cintura di sicurezza, si è cambiata nella sua uniforme scout mentre discuteva dell'esame con una sua compagna in INGLESE.

Rimproverandomi nel frattempo in ITALIANO perché:

Ero troppo appiccicosa / la ignoravo
Facevo troppe domande / non parlavo
Ascoltavo musica di merda / "che bella canzone, alza!"
Credevo si stesse massaggiando con l'amica A ma invece era ovvio che fosse l'amica B
Ho aperto il finestrino / ho chiuso il finestrino
Le ho chiesto se alla fine del campo scout dovevo andare a prenderla
(il mio dovere di tassista è un privilegio di cui non devo abusare)
Ho messo il suo zaino nel bagagliaio
Le ho chiesto se aveva fame. Due volte
Cantavo.

Appena arrivate a destinazione è saltata giù dalla macchina dopo un bacio veloce (che probabilmente non ho ricambiato nel modo adatto / ho ignorato / ho esagerato / lasciami stare), ha salutato i suoi compari scout in SVIZZERO TEDESCO e via.

L'adolescenza expat:

Altrettanto insopportabile, ma multilingue. 

(pic form Chatelaine.com)






Wednesday, May 16, 2018

of the hidden conditions -- sulle condizioni segrete



This is a screenshot from Amazon taken when I lived in Japan

I could order English books on Amazon.jp using the reference number from Amazon.com, but my computer could not make out Japanese characters, so all I got while finalising the purchase were rows upon rows of tiny squares. 

I had to click on "agree" having no clue of what I was signing up for.
Which always felt like the perfect metaphor for expat life. 

I thought: what if an Amazon employee with a sense of humor had picked up my European name and decided to have a little fun, replacing the return policies with some other conditions, I don't know, something crazy, sort of like:

You will get married and right after the wedding, move to a country on the other side of the planet where people look different, speak a strange language you cannot understand that in written form has no spaces between words. 

This will of course imply that you leave behind your family and friends and all that's familiar to you, including that job you invested so much time and energy in, that is now conveniently depicted as redundant. 

And your former boyfriends. You know, those who should always be available in a catcher's position, just in case.

You will console yourself with denial, believing is a honeymoon of some sort, but no, you will be alone most of the time.

You will then have children in different countries, in different hospitals, where people speak a different language, with the only consolation that Epidural sounds pretty much the same everywhere. 

You will pack your things and move more times than you can count and grow resistant to any language, climate or school system.
But never to saying goodbye.

Who would ever click on "agree", right? 
Right? 

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Questo è quello che appariva sullo schermo del mio computer quando ordinavo un libro da Amazon.jp mentre vivevo in Giappone.

Potevo ordinare libri in inglese usando il codice che trovavo su Amazon.com ma il mio computer non riconosceva i caratteri giapponesi, e quindi mi presentava paginate di quadratini con sotto il bottone "accetto".

Dovevo accettare senza sapere bene in cosa mi stavo mettendo, e ogni volta pensavo a come questa fosse una metafora perfetta della vita expat. 

Pensavo inoltre: e se un dipendente di Amazon, visto il mio nome europeo, avesse deciso di divertirsi un po' sostituendo le condizioni di pagamento con qualcos'altro, non so, delle assurdità, tipo: 

Ti sposerai e appena dopo il matrimonio vi trasferirete in un paese lontanissimo in cui la gente ha un aspetto diverso e parla una lingua che non capisci e che fra l'altro nella forma scritta non ha spazi tra le parole.

Ovviamente lascerai famiglia e amici, e tutto quello che conosci, incluso quel lavoro in cui hai investito anni di studio e fatica, che adesso viene convenientemente ritenuto superfluo.

Lacerai anche i tuoi ex, sai quali, no? Quelli che dovrebbero rimanere sempre disponibili a riprenderti al volo, perché non si sa mai.

Ti consolerai con l'illusione che si tratti di una specie di luna di miele, ma no, passerai molto tempo da sola.
Come Napoleone all'Elba.

I tuoi bambini nasceranno in paesi diversi, in ospedali diversi, dove tutti parlano lingue diverse, con la sola consolazione che Epidurale si capisce un po' dappertutto. 

Farai più traslochi di quanti tu possa contare e diventerai resistente a qualsiasi lingua, clima o sistema scolastico. 
Ma mai agli addii. 

Chi sarebbe mai così pazzo da cliccare su "accetto", giusto?
Giusto?








Thursday, May 10, 2018

of TCK's identity -- sull'identità dei bambini expat




I posted a comment on Slicing's blog about the unsolvable dilemma of third culture kids' sense of self and belonging. Or lack thereof.

This is one thing I think about ALL THE TIME, like, really, I wake up in the morning and think about what to wear, my coffee and all the ways in which this unrooted life of ours is going to mess up my kids' identity. 

They were born on different continents from parents who were themselves born on different continents, and then went on to live on three different continents. How can the damage not be exponential?

When asked where they are from, they usually choose between a long answer that retraces the various moves and tribulations, or mention the country where most of their enlarged family lives. 

Where are you from? ITALY. Really? 

But there is a deep, freudian explanation as to why they would answer this way. 
The longer, accurate answer is for their global citizenship and the fact that they really belong anywhere. The shorter one for the price they had to pay: the unforgivable injustice of growing up without grandparents.  


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Ho scritto un commento sul blog di Slicing riguardo all'irrisolvibile dilemma che riguarda il senso di appartenenza dei figli di expat

Questa è una cosa a cui penso TUTTO IL TEMPO, sul serio. Al mattino mi sveglio e penso al mio caffè, cosa mettermi, e tutte le nefaste conseguenze che questo stile di vita itinerante avrà sull'identità dei miei figli. 

Sono nati su continenti diversi, da genitori nati su continenti diversi, e sono a loro volta cresciuti su 3 continenti diversi. 
Come potrebbe il danno non essere esponenziale?

Quando gli si chiede da dove vengono, di solito scelgono tra una risposta più lunga che ripercorre tutti i vari spostamenti e tribolazioni, oppure rispondono con il paese in cui vive la maggior parte della loro famiglia. 

Where are you from? ITALY! Davvero?

E non è un caso, c'è una spiegazione profondamente freudiana alle loro risposte. 
La risposta più lunga e accurata spiega il loro essere cittadini del mondo che si sentono veramente a casa ovunque. La seconda risposta indica il prezzo che hanno dovuto pagare per questa vita: l'imperdonabile torto di dover crescere lontano dai nonni