Thursday, March 29, 2018

of expat divorce III -- sul divorzio expat III

So the trilogy on expat divorce is almost complete. I've done "expat divorce" and "expat divorce strikes back", it's time for "the return of expat divorce."

It took me some time because I was doing that thing that incorporates elements from high-intensity interval training, olympic weightlifting, plyometrics, powerlifting, gymnastics, calisthenics, and other exercises. No, not crossfit. Mothering teenagers. 

Since I have noticed what a grim picture my posts on expat divorce paint, I would like to warn the reader: this post is even worse. 

Because what sometimes happens during an expat divorce, which is usually one between two people who have moved multiple times around the world, making it de facto impossible for the accompanying spouse to have a career, is that the judge during the divorce proceedings might say that this accompanying spouse must finally get a grip and start to work. Yes, accompanying spouse, get your lazy ass off of that Starbucks armchair, put on a suit and start earning your own money, for gods sakes.

Did you notice how I masterfully managed to write all of the above paragraph remaining 100% gender-neutral? I know. Amazing linguistic virtuosity

Let me rephrase and take it from theory to brutal practice: What sometimes happens during expat divorce, is that the judge will see in the expatriate wife not the selfless person who has been sacrificing her career on the altar of love to favour her husband's and has taken care of everything and everyone for years and years of moving around the world and setting up home in faraway lands she didn't even know existed, finding schools, doctors, post offices, banks, hairdressers, pharmacies, shops that sold parmigiano, ways to buy a train ticket, ways of saying "excuse me, where exactly am I?" in many different languages, reinventing her life and her identity from scratch each time and never stopping to commiserate herself just a little bit because everybody's well-being depended on her. 
No. 
What the judge will see is princess Jasmine
The one with the fancy dress who went on a magic carpet ride to see the world.
Shiny shimmering splendid. 

So the judge will look at this extremely polarised couple and see only what the numbers say: the extreme polarisation of the salaries. One is likely to have many, many zeros (unlimited flexibility pays quite well) and the other just one, precisely zero. So the judge will logically think that the husband has been doing all the work while the wife lounged by the pool. Don't all expats have a villa with a pool? So the judge will expect the wife to pull herself together and become financially independent. 
Just like that. 
Allowing just a very limited alimony from the very well-off husband. That money we are talking about, by the way, is HERS as well, because it's the selfless act of always putting herself last that has allowed him to shine in the corporate world. 

Now, how many things are wrong with this situation? Let me count... 

1. the wife in question, even if she usually has a university degree, has been out of the workforce for years. What will she write on her CV? CEO of travelling family? Who will take her seriously?

2. the wife has indeed been working as CEO of the family, and for free, out of her own love and dedication, lounging by the pool my ass, Your Honor!

3. the expat couple is likely to divorce in a foreign country where they are currently stationed. In the likely event that she is not fluent in the language of that country, her job options are extremely limited. Should she move? 

4. expat divorces are most likely to happen once the kids are grown up: the expat wife has been fantasizing for years about having a stable job, but at this point in her life she realizes that with kids studying abroad, she needs the time both to visit them and to be with them when they are home during school breaks. Add to the mix the care of ageing grandparents, who are also likely to live at a certain distance, and a stable job becomes impossible. 

5. whatever money she will be able to earn with her job, compared to what her husband makes is a flea fart in a hurricane. He could cover it with a decent alimony with no impact on his standard of living. 
Decent is the key word here. 
So that man she followed abroad like a fool when blinded by love she gave up everything and handled him the keys of her golden cage, might not have been her Aladdin after all. 

Let's just hope he has some decency. And that he remembers that that career his wife is expected to suddenly launch at 40+ (or 50+) is the same one he has deemed as superfluous all along when it represented an obstacle to his own career ambitions abroad.


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E con questo post si conclude la trilogia sul divorzio expat.

Ci ho messo un po' a scrivere quest'ultimo episodio perché ero impegnata a fare quella cosa che incorpora elementi di allenamento ad alta intensità, sollevamento pesi olimpionico, pliometria, ginnastica, calistenia e altri esercizi. No. Non il crossfit. La mamma di adolescenti. 

Visto che mi sono accorta che i miei post precedenti sull'argomento non dipingono una realtà molto rosea, vorrei avvertire il lettore: questo post é ancora peggio. 

Perché ciò che a volte succede durante un divorzio expat, che di solito è tra persone che si sono trasferite diverse volte in giro per il mondo, rendendo de facto impossibile a uno dei due di avere una carriera stabile, è che il giudice decida che è venuto il momento che il coniuge "accompagnatore" inizi finalmente a guadagnarsi il pane e si trovi un lavoro. Si, coniuge "accompagnatore", alza le chiappe dalla poltrona di Starbucks e fila a lavorare. 

Perché il giudice vedrà in chi segue il coniuge all'estero, che è quasi sempre la moglie, non la persona altruista che ha sacrificato la sua carriera sull'altare dell'amore per favorire quella del marito e si è presa cura di tutti e tutto per anni e anni mentre si trasferivano in giro per il mondo mettendo su casa in paesi sconosciuti trovando scuole, dottori, uffici postali, parrucchieri, banche, farmacie, negozi che vendevano il parmigiano, modi di comprare biglietti del treno, modi per dire "mi scusi, ma dov'è che mi trovo esattamente?" in svariate lingue, ri-inventandosi ogni volta la propria vita e identità da zero senza mai fermarsi a commiserarsi nemmeno per un momento perché tutti contavano su di lei per tutto.
No.
Il giudice vedrà la principessa Jasmine.
Quella col vestito di marca che è salita sul tappeto volante per vedere il mondo.
Gratis. 

Il giudice guarderà questa coppia estremamente polarizzata e vedrà solo quello che dicono i numeri: l'estrema polarizzazione dei salari. Quello di lui con tanti e tanti zeri. Quello di lei con solo uno. Lo zero. E basta. E penserà che sia stato il marito l'unico a darsi da fare, mentre sua moglie se ne stava sdraiata in piscina. 
Infondo lo sanno tutti che gli expat hanno la villa con piscina, no?
Il giudice dirà alla moglie di darsi una mossa e diventare economicamente indipendente, cos'altro vuole da lui? 
Il marito, nonostante il suo stipendio fuori dall'ordinario, sarà tenuto a pagarle pochissimi alimenti. 

Quante cose sbagliate ci sono in questa situazione? Contiamo. 

1. La moglie in questione, nonostante spesso abbia una laurea universitaria, è stata fuori dal mondo del lavoro per anni, cosa scriverà sul suo CV? CEO di famiglia itinerante? Chi la prenderà sul serio?

2. La moglie in questione è stata eccome il CEO della famiglia itinerante, e gratis anche, per amore e dedizione, sdraiata in piscina col cazzo, Vostro Onore!

3. Di solito il divorzio avviene in un paese straniero in cui sono momentaneamente stazionati. Se la moglie non parla bene la lingua del posto, che possibilità ha di trovare un lavoro? Se ne deve andare? E dove?

4. Gli expat divorziano di solito quando i ragazzi diventano grandi: la moglie expat per anni ha sognato di avere una sua carriera, ma a questo punto della sua vita si rende conto che coi ragazzi che studiano all'estero ha bisogno di tempo per andare a trovarli e per stare con loro quando vengono a casa durante le vacanze. Mettici anche genitori anziani che sovente sono a loro volta lontani, e un lavoro stabile diventa irrealizzabile. 

5. Ammesso che la moglie expat trovi un lavoro, rispetto a quel che guadagna il marito, il suo stipendio resterà una cifra ridicola che potrebbe coprire lui con degli alimenti decenti senza che ciò abbia alcun impatto sul suo tenore di vita.
La parola chiave qui è decente. 
Quell'uomo che ha seguito all'estero come una scema accecata d'amore, al quale ha consegnato le chiavi della sua gabbia dorata, non era forse il suo Aladino

Ma speriamo almeno che abbia un po' di decenza e che si ricordi che quella carriera che adesso sua moglie dovrebbe inventarsi a 40+ anni (o 50+), è la stessa che per anni ha voluto considerare superflua quando gli faceva comodo che non ostacolasse i suoi piani di carriera all'estero. 

(pic form Revelist)

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