Sunday, June 25, 2017

Ode to my tribe -- Ode alla mia tribù


I know, I know, I slipped at the very end of this 7-day-blogging-marathon, but I was busy. I spent one of those magical evenings that are the crown jewels of expatriate living. I went for dinner at my friend Alexa’s, who is Russian but lived most of her life in Bruxelles. The dinner was in honor of her friend K. who is form Palestine, fled in the 70’s with her family to Syria then moved to Moscow (where they met) to teach Arabic in a local school and not being able to go back to her adoptive land Syria because of the war, she and her family settled down in Dubai.

Alexa and her husband I. are both Russians but they met in Belgium.
There were also C. and V. a Romanian-French couple.
G. and B. both Americans from Washington DC.
A. and J. Swiss and Canadian.
N. who is a Swiss policewoman, so after 22:00 we needed to keep it down or she’d have to call for reinforcements.
And me

Most of them know eachother from a Bootcamp club I am very happy not to take part in, because although I too have plenty of sins to atone, mine are not of such gravity that they would require such harsh punishment.

We had Middle-eastern delicacies and tiramisù on Alexa’s art nuveau’s appartment’s roof terrace.
Swiss wine, Limoncello and Vodka.
English was mostly spoken, but so was Russian, French and Schweizerdeutsch. And the conversation couldn’t have been livelier.


And there I was, once again realizing that my people are the ones who made living outside their comfort zone their new home, and that’s why my book is called Reasons To Go, and after a night like this, I don’t certainly wish I would have stayed.

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Lo so, lo so, sono scivolata proprio alla fine di questa maratona settimanale di post quotidiani, ma avevo da fare. Ho passato una di quelle serate che sono i gioielli della corona della vita expat. Sono stata a cena dalla mia amica Alexa, che è russa ma ha trascorso la maggior parte ella sua vita a Bruxelles. La cena era in onore della sua amica K. che è palestinese, è scappata con la sua famiglia in Syria negli anni 70 per poi trasferirsi a Mosca dove insegnava arabo in una scuola e dove si sono conosciute. Non potendo ritornare in Syria a causa della guerra, lei e la sua famiglia si sono stabiliti a Dubai.

Alexa e suo marito I. sono entrambi russi ma si sono conosciuti in Belgio.
Poi c’erano C. e V. lui rumeno e lei francese.
G. e B. entrambi americani di Washington DC.
A. e J. lui svizzero e lei canadese.
N. che è una poliziotta svizzera e quindi dopo le 22:00 abbiamo dovuto abbassare il volume o avrebbe chiamato rinforzi.
E io.

Si sono conosciuti quasi tutti in un corso di Bootcamp a cui sono ben felice di non partecipare, perché si che anch’io ho un bel po’ di peccati da espiare, ma non sono certo di gravità tale da meritare una punizione del genere.

Abbiamo mangiato prelibatezze medio-orientali, e tiramisù sulla terrazza dell’appartamentino in stile liberty di Alexa.
Vino svizzero, limoncello e vodka.
Si parlava soprattutto inglese, ma anche russo, francese e Schwizerdeutsch.
E la conversazione non avrebbe potuto essere più scorrevole.

E di nuovo mi sono ritrovata in mezzo alla mia gente, quelli che hanno fatto dell’essere al di fuori della propria zona di sicurezza la loro nuova casa.
Ed è per questo che il mio libro si chiama ANDIAMO, DAI, e dopo una serata come questa per niente al mondo avrei voluto non essere partita.

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