Saturday, April 1, 2017

Of the immortal expat's trip to Napa -- Sul viaggio a Napa dell'expat immortale

So I am a sucker for old people. I observe them, bag their groceries for them, kick rude teenagers out of their seats on trams to make them sit down, accompany them across the street when the light is already red and they have barely stepped off the sidewalk.
I observe them wondering what kind of old person I will be. Not the grumpy kind, but the one who paints watercolors in the park with her hair dyed light blue like a fairy godmother, while sipping on some Chardonnay she got during a trip to Napa Valley with her girlfriends (all widows of course).
Admittedly as far as aging is concerned, I live in a state of denial common to most expats, it’s our perpetual adolescence, brought along by expat life’s insatiable demand for flexibility and open mindedness (more about this theme in my book, so go get it, hop!).

And then I saw this old lady, who does not stabilize her precarious steps with one of those walkers, like the rest of them. No. 
She carries a suitcase, one of those stable ones with 4 wheels. Or rather it’s the suitcase that’s carrying her. She casually keeps her hand on the handle and moves along. I’ve seen her quite a few times but still haven’t gotten around to talking to her. But I already know that she must have lived a long and proud expat life, and her walking suitcase is her identity.  
What she is saying is: “Difficulty with walking? What are you talking about? I am just going somewhere, see my suitcase? Straight to the airport and off to Napa with my girlfriends (all widows of course), to get that marvelous Chardonnay.”

Because we expats live in our perpetual adolescence, up to the ultimate relocation.


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Allora ho un debole per le persone anziane. Le osservo, metto loro via la roba alla cassa del supermercato, prendo a calci ragazzini cafoni sul tram per liberare sedili, o le accompagno mentre attraversano la strada e quando diventa rosso sono a malapena scese dal marciapiede. 
Le osservo e mi chiedo che tipo di anziana sarò io. Non una brontolona di quelle che si lamentano sempre, ma una che dipinge acquarelli al parco con i capelli tinti di azzurro come una fatina, mentre sorseggia un Chardonnay squisito comprato durante un viaggio a Napa Valley con le sue amiche (tutte vedove naturalmente).
In effetti riguardo all'età, come molti miei compari espatriati, vivo in uno stato di illusione che ci fa sentire adolescenti perenni. È un fenomeno causato dalla fame insaziabile che la vita all'estero ha di flessibilità e apertura mentale (ulteriori elaborazioni sul tema nel mio libro, e allora sù, a comprarlo!).

E poi un giorno ho visto quella vecchietta. Procede incerta ma non si aiuta con uno di quei carrelli fatti apposta come le sue coetanee. No. 
Lei si porta una valigia, una di quelle belle stabili con 4 ruote. O forse è la valigia a portare lei. Tiene la mano sulla maniglia con nonchalance e procede tranquilla. L'ho già incontrata diverse volte ma non mi sono ancora fermata a parlarle. Ma già mi immagino che abbia vissuto una lunga vita da expat, e la sua valigia da passeggio è anche la sua identità. 
Quello che dice è: "Difficoltà di deambulazione? Ma figurati! Sto partendo, non vedi la valigia? Dritta all'aeroporto e poi via a Napa con le mie amiche (tutte vedove naturalmente), a far scorta di quel Chardonnay così buono."

Perché è così. Noi expats viviamo nell'illusione della nostra adolescenza perenne, fino all'ultimo, definitivo trasloco. 

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