Friday, October 28, 2016

Of the relative expat -- Sulla relatività degli expat


So everywhere I turn there seems to be extreme polarity .
This diametrical opposition on every issue with no middle makes me feel uncomfortable, because I always believed in more things at once.
I am a serial expat and the middle is my comfort zone because I’ve been outside of my original comfort zone for so long. But even there I’ve felt uncomfortable.  

Because I’ve been told that refusing to be on one side, means being infected with relativism. A concept often compared to superficiality, because of its convenient lack of commitment.  It’s the doctrine that any truth exists in relation to culture, society or historical context and is not absolute
It seems the necessary step the human conscience needs to take in order to keep up with globalization. And that too, being an expat, appears evident.
People take refuge in extreme stances when they are scared of change.
Change is every expat’s daily bread.
People seek comfort in an exaggerated parody of their believes, which gives them a sense of security. It is happening in the US presidential elections, but it is happening everywhere else too, the only difference being that the US, as usual, is just more in the spotlight than other countries.

After chasing this thought in my mind for a very long time, I stumbled on a conference held by a gay activist who was talking about this and said:

The opposite of polarity is duality. Duality is the state of having two parts in simultaneous existence. Duality is the ability to hold both things”.

For us expats it's being home but not really. Is talking daily in a language that’s not ours. Is having new friends at every posting, who become our family though we’ve just met them. For me it’s using public transportation and being a recycling maniac and still shaving my legs and hating Birkenstock.
That’s the expat’s duality. And yes it might be all relative, but it’s also very true.

Not surprisingly Mr. Einstein celebrated it with his famous theory.

E=mc2. Expatriates = masters of change. Square.
And that's why we should rule the world.

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Ovunque mi giri sembra esserci solo una grande polarizzazione di opinioni su qualsiasi tema. Questa opposizione estrema senza centro mi mette a disagio, perché ho sempre creduto in più cose allo stesso tempo.
Sono un'expat seriale e il centro è la mia zona di sicurezza perché da tanto tempo vivo fuori dai miei riferimenti, dalla mia zona di sicurezza originale.  Ma anche qui mi sono sentita a disagio.

Perché mi sono sentita dire che rifiutarsi di prendere una posizione decisa, significa essere malati di relativismo. Un concetto che è spesso considerato sinonimo di superficialità. È la dottrina secondo cui qualsiasi verità esiste soltanto in relazione alla cultura, società e contesto storico in cui si trova e quindi niente può essere considerato assoluto.

È però anche il passo necessario che la coscienza umana dovrà fare per tenere il passo con la globalizzazione, e questo da expat mi sembra ovvio.
Le persone si rifugiano dietro a posizioni estreme quando hanno paura del cambiamento.
Il cambiamento è il pane quotidiano di ogni expat.
Le persone tendono a cercare conforto in una parodia esagerata di ciò in cui credono, per sentirsi al sicuro. Sta succedendo nelle elezioni presidenziali americane, ma sta succedendo anche in tutto il resto del mondo, solo che gli Stati Uniti sono come al solito sotto i riflettori.
Dopo aver inseguito a lungo questi pensieri, mi sono imbattuta in una conferenza di un'attivista gay che parlava proprio di questo, e diceva:

"L'opposto della polarizzazione è il dualismo. Il dualismo è la condizione in cui due parti convivono. È la capacità di afferrare (e credere) due cose allo stesso tempo."

Per noi expat significa essere a casa ma non proprio. Significa parlare quotidianamente una lingua che non è la nostra. Significa incontrare sempre nuova gente in ogni posto in cui ci trasferiamo, e trasformarli nella nostra famiglia. Per me significa usare i trasporti pubblici e riciclare in maniera maniacale anche se mi depilo le gambe e odio i sandali Birkenstock. 
È la dualità dell'essere expat. E pur essendo relativa, è reale.

Non a caso il signor Einstein, che di relatività se ne intendeva, ci ha dedicato la sua teoria più celebre:

E=mc2. Espatriati= maestri del cambiamento. Al quadrato.
Ed è per questo che dovremmo governare il mondo. 

(pic from Pinterest)


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