Wednesday, March 16, 2016

OHANA means family. Family means no one gets left behind -- OHANA significa famiglia. Famiglia significa che nessuno viene lasciato indietro.


Not all families are affected by the expatriate curse in the same way. 
The ones who leave and embark on the reincarnation relocation together are affected as a whole, though the  accompanying spouse generally carries most of burden when it comes to settling in and adjusting to the new place/culture/language/public toilets. The one whose name is on the company's expatriate contract is usually safely inside his  international bubble of an office, wherever they move. I say his, because in this generalisation I actually mean us.


But not all families move as a whole. Sometimes the person whose name is on the contract goes out there into the world by himself, and the rest of the family stays back home, though what and where home is, is also a major topic of discussion among expats. The reason why the family doesn't follow is usually one of these:
1. The wife is understandably not ready to sacrifice her daily life and uproot herself
2. Fear of the unknown
3. The illusion that with air travel, distance does not really matter if you can see each other regularly.
Though all three reasons are perfectly legitimate, they happen to also be perfect ingredients for disaster

We had just moved to Thailand when I met D. He was also a young Italian engineer like my husband and was posted in Indonesia. His family was safely tucked away in Italy. On the day we met, I had planned to meet my husband at his office for lunch and had two sandwiches with me. We hadn't been married very long so I was putting some effort in pampering him: the sandwiches were made with mozzarella cheese, prosciutto di parma and rucola which in Bangkok had cost me a small fortune. I found D. in my hubby's office, he had just flown in from Jakarta and once I told him what I had in my bag, he proceeded to chomp down both of our sandwiches, with his eyes closed in ecstasy. 
From that day on, every time he was in Bangkok for work, I made sure he had his supply of Italian mozzarella and prosciutto sandwiches. It waster inside joke, but it carried a deeper meaning. OHANA.

Ten years later, we found each other in Europe, both young engineers had risen through the ranks after several more relocations, but D. was still living alone, and the strain of the distance between him and his family had lead to a bitter divorce. He had gained weight, grabbing dinner after dinner by himself, smoked heavily and looked much older that he was.

If you think life is a bitch, wait till you meet expatriate life.
There is only one option. No one gets left behind. Farewell, dear D.


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Non tutte le famiglie scelgono di affrontare la maledizione degli espatriati nello stesso modo. Non C'è una ricetta precisa. Quelli che partono tutti insieme la subiscono come un tutt'uno, anche se normalmente è il coniuge che "di accompagnamento" a portare la maggior parte del peso del trasferimento quando ci si deve sistemare e adattare al nuovo posto, nuova lingua, nuovi cessi pubblici. Quello il cui nome è scritto sul contratto di lavoro che li ha portati all'estero, di solito si trova da subito al sicuro dentro alla sua bolla internazionale in ufficio, dovunque sia. Dico quello  al maschile perché anche se generalizzo in realtà parlo di noi.

Ma non tutte le famiglie viaggiano all'unisono. A volte quello il cui nome è scritto sul contratto parte da solo all'avventura e la famiglia resta a casa, nonostante cosa si intenda per casa resti  un altro controverso argomento di discussione fra espatriati. La ragione per cui la famiglia non si sposta di solito è una di queste:
1. La moglie non è (comprensibilmente) disposta a sradicarsi e mollare tutto per seguire suo marito
2. Paura dell'ignoto
3. L'illusione che con il trasporto aereo le distanze non siano poi così grandi, se ci si possa lo stesso vedere con regolarità, mantenendo il rapporto intatto. 
Nonostante siano tutte ragioni legittime, sono purtroppo anche gli ingredienti perfetti per un disastro.

Ci eravamo appena trasferiti in Thailandia quando ho conosciuto D. Come mio marito, anche lui era un giovane ingegnere italiano ma lui era stato spedito in Indonesia.  La sua famiglia però non viveva con lui, era rimasta al sicuro in Italia. Il giorno in cui l'ho conosciuto, stavo andando a pranzare con il mio maritino fresco fresco in ufficio da lui. Visto che eravamo sposati da poco e ancora ce la mettevo tutta ad accudirlo, avevo preparato due panini con mozzarella, prosciutto di Parma e rucola, che a Bangkok mi erano costati una fortuna. D era lì nell'ufficio, appena arrivato da Jakarta, e quando ha scoperto cos'avevo nella borsa, non ha resistito e in men che non si dica si è sbranato il nostro pranzo, con gli occhi chiusi dalla goduria. Da quel giorno, ogni volta che D. era a Bangkok per lavoro, mi assicuravo che non mancassero mai i famosi panini con mozzarella italiana e prosciutto di Parma. Era uno scherzo tra di noi ma aveva un significato profondo. OHANA.

Dieci anni dopo ci siamo ritrovati in Europa, entrambi quei giovani ingegneri italiani avevano fatto la gavetta, trasferimento dopo trasferimento. Ma D. viveva ancora da solo, gli anni di distanza dalla sua famiglia avevano portato al divorzio. Era ingrassato a forza di cenare da solo e male, fumava e sembrava molto più vecchio di quanto non fosse. 

Se pensi che la vita sia una puttana, aspetta di conoscere la vita expat. 
C'è solo un'opzione. Nessuno dev'essere lasciato indietro. Addio, caro D.

(pic from Disney's movie Lilo & Stitch)


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