Wednesday, November 15, 2017

of the power to the people -- sul potere al popolo


So yesterday I went by myself to Bern on a sort of pilgrimage. I had booked a guided visit to the Bundeshaus, the Swiss house of parliament, to celebrate my newly acquired Swiss citizenship.

I dressed nicely for the occasion, but modestly, to fit in with my fellow citizens. I had a black turtleneck, beige pencil skirt and black boots. 

Stunning, I know. 

I also had my green Austen Freitag bag, a touch of Zürich design perfection.

I took the train to Bern and walked to the Bundeshaus to check in with security. 
At the beginning of the group tour, which was scheduled to be in German, our guide didn't ask the usual question: German or Swiss-german? 
Nein
We were into another level of swissness, she asked: is Bern-german ok? Because yes, 4 official languages are not enough, we also have hundreds of local variations. 
Of course it was ok, I didn't want to be thrown in the dungeons and stripped of my red passport.

The tour was very emotional. First of all, the Bundeshaus is by far the cleanest public space I have ever seen in my life, competing for the top spot only with Kyoto Station (where we the floor and stairs are routinely vacuum cleaned!).

Secondly, we could access the two chambers where the National Council and the Council of States meet, and make ourself comfortable in the representatives' chairs, because, as our guide reminded us in her beautiful Bern-german: they belong to us
At the national council, each representative can speak for an allotted time of 3 minutes. Which reminded me of my country of origin...

Thirdly, and this also made me think of Italy, the architecture of the palace and the symbolic allegory of the decorations are a visual representation of the Swiss direct democracy in which the highest power belongs to the people.
Go look for that in the corridors of power in Rome, and good luck finding any reference to the people. Perhaps under the rugs, together with our political establishment's long lost integrity.   

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Ieri ho preso il treno e sono andata a Berna a fare una sorta di pellegrinaggio. Avevo il biglietto per una visita guidata del Parlamento Svizzero, in celebrazione della mia nuova cittadinanza

Mi sono messa tutta elegante ma essenziale, per essere a mio agio tra i miei concittadini. Dolcevita nero, gonna a tubino beige e stivali neri. 

Mozzafiato, lo so. 

Avevo anche la mia borsa Austen Freitag verde, un tocco perfetto di design zurighese. 

All'inizio del giro, che era in tedesco, la nostra guida non ha chiesto la solita domanda a cui ormai sono abituata: tedesco o svizzero-tedesco? 
Nein
Eravamo decisamente a un altro livello di svizzeraggine, perché ha invece chiesto: il tedesco di Berna va bene per tutti? Perché non contenti di avere 4 lingue nazionali, abbiamo anche la scelta di una miriade di dialetti. 
Ovviamente ho detto che andava benissimo per non essere gettata nelle segrete e immediatamente spogliata del mio prezioso passaporto rosso. 

È stato emozionante. Innanzitutto il palazzo federale è tra i luoghi pubblici più puliti che abbia mai visto in vita mia, fa concorrenza forse solo alla stazione del treno di Kyoto dove abbiamo visto con i nostri occhi gli addetti alla pulizia che passavano l'aspirapolvere sulle scale. 

In secondo luogo abbiamo potuto entrare nelle camere dove si riuniscono il Consiglio Nazionale e Federale, e prendere posto sulle poltrone dei rappresentanti, visto che, come ci ha ricordato la nostra guida nel suo bellissimo tedesco di Berna, appartengono a noi.
Durante le sedute del Consiglio Nazionale, a ogni rappresentante viene data la parola per un tempo massimo di... 3 minuti, cosa che mi ha naturalmente fatto pensare al mio paese d'origine.

In terzo luogo, e anche questo mi ha ricordato l'Italia, sia l'architettura che l'allegoria simbolica delle decorazioni sono una rappresentazione fisica della democrazia diretta svizzera, secondo cui il potere sommo appartiene al popolo
Mi chiedo se nei corridoi del potere di Roma ci sia mai qualche riferimento al popolo. Forse sotto i tappeti, col resto della polvere e i vecchi residui di integrità della nostra classe politica. 






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