Sunday, February 5, 2017

On the secret of youth -- Sul segreto della gioventù


So, it's my grandparents, that’s who started it. They were expat: it was written in my blood.
My grandfather, he was the restless one, he was a brilliant soccer player, but his parents sent him to university to study chemistry. He started working in a textile manufacturing plant, whose owner also owned a soccer team, where my grandfather could continue his sports career.
It’s as if Gigi Buffon were an engineer and designed cars for Fiat whenever he’s off the field. 

Then my grandfather decided to move to India. It was 1934. My grandmother thought for a second about leaving her family and settling for a life of curry and snake charmers halfway around the world and immediately got pregnant, so they couldn’t go. They did move, anyway, to southern Italy where they ate no curry and met no snake charmers but still had their share of adventures, because in those days Italy was a boot of much bigger size, distances were not what they are today. 
They moved again, and again and eventually when my grandfather retired, they settled down in my grandmother’s hometown, where they had started from. I was little then and I remember them buying furniture, their home always smelled of new fabric and to me they were young until the end.
Because expat life with its insatiable need for flexibility and open-mindedness keeps us in a state of perpetual puberty.

But it’s their wedding day, which is expat perfection.
They got married in a hurry, because they thought they’d soon move to India, so they just had a few people attending the ceremony.
My grandfather and his brother, the best man, were late for the ceremony, because on the way to the church they had run into a burning house, and had stopped to help put out the fire. Their best suits were a bit smoky too.
They got married early in the morning in a church decorated for a later wedding, the flowers were not theirs, the white bows on the benches neither. Nevertheless someone who had not been invited to the ceremony, peeked inside and seeing them in the midst of such splendour, commented in Piedmontese dialect: che spatus! (such show-offs!)

So there you have it: the improvisation, the unexpected and the judgmental onlookers who don’t have a clue.

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Allora sono stati loro, i miei nonni. Erano expat quindi ce l’avevo scritto nel sangue.
Mio nonno era quello che non riusciva a stare fermo. Era un affermato calciatore ma i suoi genitori lo hanno mandato all’università a studiare chimica. Il suo primo lavoro fu presso una ditta tessile il cui proprietario possedeva anche una squadra di calcio, così quando non lavorava, poteva continuare a coltivare la sua carriera sportiva.
È come se Buffon fosse un ingegnere che quando non è in campo progetta macchine per la Fiat.

Poi a mio nonno è venuto in mente di trasferirsi in India. Era il 1934. Mia nonna ha pensato per un momento a lasciare la sua famiglia per vivere di curry in mezzo ad incantatori di serpenti dall’altra parte del mondo e in quattro e quattr’otto è rimasta incinta, così non sono partiti. In realtà sono partiti lo stesso, ma per il sud Italia dove non c’erano né curry né incantatori di serpenti, ma lo stesso hanno avuto le loro avventure, perché le distanze allora erano altre, e lo stivale dell’Italia era di una misura molto più grossa. Si sono trasferiti altre tre volte per poi stabilirsi nel paese di mia nonna quando mio nonnno è andato in pensione, là dove tutto era iniziato.
Io ero piccola allora e mi ricordo che stavano comprando i mobili, la loro casa aveva sempre un profumo di stoffa nuova e ai miei occhi loro sono rimasti giovani fino alla fine.
Perché la vita da expat, con la sua fame insaziabile di flessibilità e apertura mentale, ci mantiene in uno stato di perenne adolescenza.

Ma è il giorno del loro matrimonio, che racchiude l’essenza della vita expat:
Si sono sposati in fretta e furia, perché pensavano di dover partire per l’India di lì a poco, quindi c’erano solo una manciata di invitati.
Mio nonno e il suo testimone sono arrivati tardi alla cerimonia, perchè lungo la strada si erano imbattuti in un incendio, e si erano fermati ad aiutare a spegnerlo. I loro abiti buoni erano tutti sbruciacchiati.
Si sono sposati al mattino presto in una Chiesa che era già decorata per un altro matrimonio che sarebbe avvenuto più tardi. I fiori non erano loro e così pure i nastri bianchi sulle panche. Ciò nonostante qualcuno che non era stato invitato, curiosando nella Chiesa e vedendo tanto sfarzo ha commentato in piemontese: che spatus! (che esagerazione!)


Ed ecco a voi gli tutti gli ingredienti: l’improvvisazione, l’inaspettato e i criticoni che parlano senza avere la più pallida idea.

2 comments:

  1. Cara, grazie, è che ieri sera avevo un po' di nonnite e volevo scrivere di loro.

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