Thursday, January 12, 2017

Of luck and cracked nipples -- Sulla fortuna e le ragadi

So if there is something I am sick and tired of hearing is how lucky I am to be living abroad.
Admittedly my crooked country is not doing so well, but it’s not like I abandoned ship by hopping on the last available lifeboat as the Titanic sank. BTW my country is not doing well because people don’t give a damn and they are anaesthetised by heavenly food and get mad at all the wrong stuff such as who is losing what soccer match instead of making a state of the art revolution and scaring the hell out of the disgustingly corrupted political class that’s been in power for the last 60 years.
Anyway, this thing about being lucky doesn’t go down well with me. People who say it have usually no idea whatsoever about the international lifestyle, or better, they see what they want to see, namely the trips, the private schools, all the money and servitude (my ass).

And to them I would like to say: you try having both your kids while alone in exile in a faraway land. You try finding your way around Tokyo with a whining family infested by a killer jetlag hangover. You try learning Swiss German, where every word seems like the deep guttural sound heavy smokers do before spitting out phlegm. You try saying goodbye over and over to your aging parents at the departures terminal of every airport in the world swallowing tears to make them believe you are alright, while actually wanting to lie down on the floor howling in despair. You try living out of suitcases for extended periods of time while all your belongings are travelling in a container ship across some random ocean. You try learning to drive on the right, then the left, then the right again like it’s some kind of fucking ping-pong driving game. You try breastfeeding your newborn with cracked nipples in the US while your mother is in Europe and your husband, the bastard who moved you abroad in the first place, is somewhere in Asia on business. To think that my parents let me marry him because they thought I’d be in good hands.

But this is of course not the point I was trying to make. I AM lucky to be living abroad. Life is all about its many highlights, and God knows I’ve had plenty of those. And my nipples healed just fine, thanks for asking.
But luck does not fall on one’s head. Or rather it does, but only if you are sticking your head out to catch it. It’s like those Chinese acrobats I saw at the Conelli Christmas Circus, the ones that jump on the trampoline, fly through the air and land on one of their peers’ shoulders to build human towers. They don’t just fall randomly, the person on whose shoulders they are going to land, imperceptibly tilts his body at the last second and saves their life.

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Allora, se c’è una frase che sono stufa marcia di sentirmi dire è quanto io sia fortunata a vivere all’estero. In effetti il mio disgraziato paese non è molto in forma, ma non è che io sia saltata sull’ultima scialuppa del Titanic per salvarmi. Fra l’altro il mio paese è nella merda perchè la gente se ne frega ed è anestetizzata da quel cibo celestiale e si incazza solo per cose tipo chi ha perso quale partita di calcio invece di fare una rivoluzione come si deve e mandare a casa quella classe politica infame che ruba da 60 anni.

Comunque sia, questa cosa della fortuna mi dà proprio fastidio. Le persone che lo dicono fra l’altro non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire vivere all’estero. O meglio vedono solo quello che vogliono vedere, vale a dire i viaggi, le scuole private, tutti i soldi e le persone di servizio (ma dove?).
E quindi vorrei dire loro: prova TU ad avere entrambi i tuoi figli mentre sei in esilio su continenti diversi. Prova TU a capire come muoverti in giro per Tokyo con a seguito una famiglia rognosa e infestata di jetlag. Prova TU ad imparare lo svizzero-tedesco in cui ogni parola sembra il suono gutturale fatto dai fumatori cronici prima di scracchiare. Prova TU a congederti dai tuoi genitori vecchietti in ogni aeroporto del mondo con su quel sorriso forzato per far loro credere che stai bene mentre in realtà vorresti solo rotolarti per terra e piangere. Prova TU a vivere con le valigie per mesi mentre tutti i tuoi averi stanno attraversando qualche oceano a caso in un container. Prova TU ad imparare a guidare a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, come se si trattasse di una cazzo di partita di ping-pong. Prova TU ad allattare tuo figlio in America con le ragadi mentre tua madre è in Europa e tuo marito, quello stronzo che hai seguito fino in capo al mondo, è in viaggio di lavoro da qualche parte in Aisa.  E pensare che i miei genitori pensavano che sarei stata in buone mani.

Ma questo ovviamente non è quello che volevo dire.
Certo che sono fortunata a vivere all’estero. La vita deve essere un’avventura e Dio solo sa che per me lo è eccome. E anche le ragadi nel frattempo sono guarite, grazie.

Ma la fortuna non ti cade semplicemente in testa. O meglio, lo fa, ma solo a patto che tu ti butti ad acchiapparla. Come quegli acrobati cinesi che ho visto di recente al Circo di Natale Conelli, quelli che saltano sulla pedana e volano in aria per poi atterrare sulle spalle di un loro compagno, formando una torre umana. Non cadono a caso. Il compagno che sta sotto all’ultimo secondo si sposta impercettibilmente e gli salva la vita.  

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