Saturday, August 27, 2016

Of the unbearable burden of owning -- Dell'insostenibile pesantezza dell'avere


I don't know how it happens that you pick up a book, open it at a random page, and find exactly the sentence you've been chasing for a while in the back of your brain, like the answer to a question you couldn't quite formulate, the scratch to an itch that's been bothering you for some time although you tried to ignore it.

This has happened to me quite a few times. Most remarkably on a day when I was to meet my very hot boyfriend in Milano after a gruesome break-up that had kept us apart for almost six months. I was pissed off and hungry for revenge. I walked into a bookstore and picked up a book certainly sent to me from the heavens, or Siddhartha, or it was that famous strike of good luck that even the most careful planning cannot beat.
A random page looked at me in the eyes and said: "Live your life without offering any resistance, like a pebble that falls through the clear water of a mountain creek". And so I went to meet the guy, fell through the clear water and married him.

But things fall on your head only when you are determined to stick your head everywhere, so that something is bound to eventually fall on it, and I do pick up and open plenty of books, I am obsessed with books, especially memoirs.

So the book I held today, looked at me in the eyes (they all do) and said: "You cannot be a traveller and expect to build a home everywhere you stop. Because that home will forever be a shack, compared to the castles of people who live their whole life in the same place. The traveller finds its home in moving, in moving he finds his balance, his place of belonging."

I've said this before myself (check older posts), the part about the balance of moving. But it's the shack part I took personally, because who is this book to say that my home is a shack?
And yet I know this to be true: move after move, we expatriates become less and less attached to the things we own, because we are often obliged to leave things behind, and dread the burden of material belongings. 
After 8 moves I have become the world's leading expert in the field of packing, but the list of things I take with me in my hand-luggage when we move to a new location, is always the same:
My diary. My pictures. The rosary my grandma gave me for my first communion and the remaining three silver teaspoons from her wedding set.

All I need to start building my next castle.

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Non so come sia possibile che un libro ti parli. Lo prendi in mano e ci trovi esattamente la frase che ti girava in testa indefinita da un po', come la risposta a una domanda che ti eri dimenticata di formulare, o un grattino ad un prurito che ti dava fastidio da un po' ma cercavi di ignorare.

A me è già successo diverse volte. Come quella volta che dovevo incontrarmi a Milano con quel figo che non vedevo da sei mesi, perché ci eravamo lasciati malamente. Ero incazzata ed assetata di vendetta. Sono entrata in una libreria ed il libro che ho preso in mano mi ha guardato negli occhi e ha detto: "Devi vivere senza fare resistenza, lasciarti cadere come un sasso nell'acqua trasparente di un fiume di montagna". Era un messaggio dal cielo, o da Siddhartha, o la famosa botta di culo che anche la pianificazione più attenta non potrà mai battere.
Sono andata da lui cadendo nell'acqua trasparente e me lo sono sposato.

Ma le cose ci cadono in testa solo se la testa la ficchiamo un po' dappertutto, in modo che qualcosa ci dovrà cadere per forza, ed io leggo tantissimi libri, ne sono ossessionata, soprattutto dalle biografie.

Il libro che avevo in mano oggi, mi ha guardata negli occhi (lo fanno tutti) e mi ha detto: " Non puoi essere un viaggiatore ed aspettarti di costruire una casa ovunque ti fermi. Perché quella casa sarà sempre una baracca, rispetto ai castelli di chi vive nello stesso posto tutta la vita. Il viaggiatore trova la sua casa ed il suo equilibrio nel movimento, e lì che si sente a casa".

L'avevo già detta anch'io questa cosa dell'equilibrio del movimento (vedi vecchi posts, sù forza, a ripassare!) ma baracca sarai tu, ho pensato. Chi cavolo pensa di essere questo libro per dire che la mia casa non è un castello?
Eppure so che c'è del vero in questo: a furia di traslochi, noi expat diventiamo sempre meno attaccati alle cose che possediamo, perché spesso dobbiamo lasciarcele alle spalle, e diventiamo insofferenti al peso dei beni materiali. Dopo 8 traslochi sono diventata una vera autorità mondiale nella scienza del fare le valige, ma la lista di quello che metto nel mio bagaglio a mano quando traslochiamo, resta sempre la stessa:
Il mio diario. Le foto. Il rosario che mi ha regalato mia Nonna alla prima comunione e gli ultimi tre cucchiaini d'argento del suo servizio di nozze.
Tutto ciò che mi serve per costruire il mio prossimo castello.

1 comment:

  1. Evviva le baracche con i cucchiaini d'argento! In un castello andrebbero persi...

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