Thursday, August 24, 2017

of expat wives and Wonder Woman -- sulle moglie expat e Wonder Woman


So, since I bashed my fellow expat-bloggers in my prior post, I felt I needed to do some thorough scientific research to come up with solid data. As in google "EXPAT WIFE".
Unfortunately, the results are disheartening and speak volumes about why most blogs are not very upbeat.
These are a few of the first 10 results:

1-Finding Happiness as and Expat Wife: "As a trailing spouse you take care of the family while putting your own plans in the back burner. (Internations)

2-What I'm really thinking: the Expat Wife: "My husband is doing extremely well at work and of curse I am proud of him. But what about me?" (The Guardian)

3- Not just Gin and Tonics, why being an expat-wife is harder than you think: "The expat wife trades luxury for her self-identity, a drastic increase in stress, and a great deal of emotional work. (Internationalman)

Do I need to say more?
Ok, one more, in case you are still not convinced:

4- Expat women: living the life or secretly struggling?: "Contrary to popular belief, the majority of women living abroad are neither pampered by housekeepers, nor shielded from the stresses of adapting to life in a foreign culture. (...) These women are grappling with the loss of their career, identity and support network back home. They are losing their ability to maintain their Wonder Woman Facade. (The Telegraph.  

But let's not despair! I know the answer to these dilemmas lies within our solid marriages and our wonderfully sensitive and caring expat-husbands. So I googled "HOW HUSBANDS CAN SUPPORT THEIR EXPAT-WIVES", but since I found lots of wishy-washy, completely-avoid-the-subject crap, I decided to google some synonyms of this concept, such as "UNREALISTIC EXPECTATIONS" or better still "KEEP DREAMING"
Now that's more like it. 

I consider my husband to be a caring fellow, albeit extremely busy all the time. But I cannot say he doesn't try. We have been together for over 20 years, moved 8 times around the world, set up home on 3 continents, had babies on two of them. If you've read MY BOOK, as you should, you know. 

Still, this is the harsh reality of things:
After settling down in Switzerland, (remember, this is AFTER the 8 intercontinental moves and the 2 geographically displaced pregnancies etc), we were having dinner with a couple of friends who had just returned from an international assignment. The wife was saying how tough it had been for her, how she had struggled to redefine her identity, and how lonely she had felt at times. 

To which my lovely, adorably clueless husband replied: "HOW INTERESTING... THAT NEVER HAPPENED TO MY WIFE".

If he is still alive is only because we were having a Japanese soup and no knives were on the table. 

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Visto che ieri ho dato addosso alle mie compari expat-blogger, ho pensato di dover basare le mie opinioni su una ricerca condotta con metodi scientifici e dati precisi. E così ho digitato in Google "EXPAT-WIFE", moglie expat. Purtroppo i risultati non sono molto incoraggianti e la dicono lunga sul perché la maggior parte degli expat-blog siano così deprimenti.
Ecco alcuni dei primi 10 risultati:

1-Trovare la felicità nel ruolo di expat-wife: "come moglie expat, ti prendi cura di tutti (la famiglia) mettendo in disparte i tuoi progetti" (Internations)

2-Quello che penso veramente sull'essere una moglie expat: "mio marito sta avendo molto successo sul lavoro, e naturalmente sono orgogliosa di lui. Ma quando verrà il mio momento?"

3-Non solo Gin e Tonic, perché essere una moglie expat è più difficile di quanto non si pensi: "Le mogli expat barattano una vita lussuosa (ma dove?) con la propria identità, un aumento notevole di stress, e un'ingente fatica emotiva" (Interntionalman)

Devo dire altro?
OK, ancora un esempio, se non siete ancora convinti: 

4-Mogli expat: godersi la vita o faticare in silenzio?: "Al contrario di quel che generalmente si pensa, la maggior parte delle donne che vivono all'estero non hanno né stuoli di servitù a loro disposizione  né vivono protette dal doversi adattare a vivere in una cultura diversa. (...) Queste donne sono alle prese con la perdita della loro carriera, della loro identità e anche dei contatti sociali che a casa costituivano una sicurezza. Fanno fatica a mantenere la loro facciata da Wonder Woman. (The Telegraph)

Ma cerchiamo di non disperare! La soluzione a questi dilemmi si trova infatti nei solidi legami coi nostri meravigliosi e sensibili mariti expat, in matrimoni basati sul supporto e la comprensione reciproci. E infatti ho digitato in Google "IN CHE MODO I MARITI POSSONO SUPPORTARE LE LORO MOGLI-EXPAT", il vuoto. 
Allora ho digitato qualche sinonimo, vale a dire "ASPETTATIVE IRREALIZZABILI" o meglio ancora "CONTINUA PURE A SOGNARE"
Adesso ci siamo. 

Mio marito è a tutti gli effetti una persona amorevole, anche se è sempre occupatissimo col lavoro. Ma non posso certo dire che non ci provi, a capire. Siamo insieme ormai da più di 20 anni, abbiamo fatto 8 traslochi intercontinentali su 3 continenti diversi, e su due abbiamo anche avuto dei bambini. Se avete letto IL MIO LIBRO, come dovreste, conoscete la storia. 

Ciò nonostante, questa è la cruda realtà dei fatti:
Dopo esserci sistemati in Svizzera, (ricordatevi che questo è successo DOPO i traslochi, le gravidanze in terre lontane, ecc) una sera eravamo a cena con una coppia di amici che erano appena rientrati da un'assegnazione internazionale. La moglie ci stava raccontando com'era stato difficile per lei, che fatica aveva fatto a ridefinire la sua identità, e come spesso si fosse sentita sola. 

Come risposta, il mio adorabile e ignaro marito ha detto queste parole: "DAVVERO? CHE STRANO, A MIA MOGLIE NO, NON È MAI SUCCESSO".

Se è ancora vivo è soltanto perché stavamo mangiando una minestra giapponese e non c'erano coltelli sul tavolo. 


Wednesday, August 23, 2017

on great expatriate blogs -- su expat-blogs decenti



WHY IS IT SO HARD TO FIND GOOD EXPAT-BLOGS????

This is the question that's been scrambling in my head as if it were a Maracas for the whole day. I was actually supposed to be studying for my MBA... but couldn't concentrate. And I thought fondly my brother's roommate at university, who was a genius at finding useless task to occupy himself with instead of studying (remember, this was BEFORE the internet, we needed to be creative about wasting time). For example, he'd  fold every plastic bag he could find in tiny, perfect equilateral triangles. Or sometimes he would even wash the toilet brush. Yes, that is correct. He would have done ANYTHING but study. I can relate. 
Anyway, good expat blogs are REALLY HARD to find. Because all expat blogs fall mainly under one of these four categories:

1-WHINING BLOGS: loss of identity, poor me, trailing spouse, lonely, prozac. I know it's part of it, but can we please move on after a while?

2-PHOTOGRAPHIC BLOGS: really? In the era of Google Images, do I need to land on your blog to see what Bali looks like?

3-EXPAT MOTHERS BLOGS: the toughest job in the world! We get it, ok? And enough already with your kids' pictures, so much detail should be reserved for grandparents only, no one else cares. 

4-TRAVEL GUIDES BLOGS: If I ever need to know where to have dinner in Katmandu, I will remember your URL and look it up. 

BO-RING!!!! 

I look for blogs that are funny, for irreverent bloggers who can write witty, pithy, neurotic, non-cheesy, non-stereotypical, heart-stopping stories and anecdotes about living outside of your country or generally out of the comfort zone, which famously is where all the magic happens. 


COME ON!

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PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE TROVARE EXPAT-BLOGS DECENTI?

Questa è l'idea che ha sbattuto dentro la mia testa come se fosse una Maracas per tutto il giorno. In effetti avrei dovuto studiare per l'MBA... ma non riuscivo a concentrarmi. E ho ripensato con affetto al compagno di stanza di mio fratello durante gli anni dell'università, che pur di non studiare si trovava compiti completamente inutili con cui occupare il tempo (questa era l'epoca pre-INTERNET, bisognava trovare modi fantasiosi in cui perdere tempo). Per esempio ripiegava in triangolini equilateri perfetti ogni sacchetto di plastica che trovava in giro. O a volte lavava perfino lo scopino del cesso. Esatto. Avrebbe fatto qualunque cosa pur di non studiare, e lo capisco. 

In ogni caso, gli EXPAT-BLOGS che meritano sono veramente rari. Perché purtroppo ricadono tutti in una di queste quattro categorie:


1-I BLOG LAMENTOSI: perdita di identità, povera me, moglie-valigia, solitudine, prozac. Lo so che fa parte del pacchetto, ma possiamo parlare anche di tutto il resto per favore? 


2-I BLOG FOTOGRAFICI: veramente? Nell'era di Google Images devo finire sul tuo blog per vedere com'è una spiaggia di Bali? 


3-I BLOG DELLE MADRI EXPAT: il lavoro più difficile del mondo! Ebbasta, lo sappiamo, ok? Basta con tutte queste foto di bambini, tanto dettaglio interessa soltanto ai loro nonni. A nessun altro.


4-I BLOG GUIDA-TURISTICA: Se davvero mi troverò a Katmandu in cerca di un ristorante mi ricorderò il nome del tuo blog e verrò a cercarlo.  



UFFA!!!!

Cerco blogs che siano divertenti, blogger dissacranti che scrivano in modo ironico, colorito, nevrotico, senza cliché, senza stereotipi, raccontando storie mozzafiato di vita al di fuori del proprio paese e della propria comfort zone, dove si sa che succedono cose straordinarie. 



FORZA!

of parenting Mork -- sulla mamma di Mork


I find it so exciting to see my kids develop their own political ideas, and how could they not? The news are in their face ALL THE time, they carry them in their pockets to school, sometimes they check their phones even before breakfast, and so there we are, coffee, cereal, Nutella and the Barcelona attack

We were in Barcelona in April and I was a bit paranoid. The Ramblas were extremely crowded. We avoided walking down the center, as I had noticed with some apprehension that, although there was an imposing police presence at the adjacent Plaza Cataluña, no physical barrier had been installed at the entrance of the Ramblas. 

One should not live in fear, but I believe in the superior power of common sense, and on the Ramblas I felt like we were all just walking bowling-pins and wondered how many points our lives were worth.

I love discussing politics with my kids and hearing them out. They are so authentic in the fresh way they look at things. They have this alien outlook, still shred of prejudices. 


I never thought that being a mom would bring me back so often to the episodes of Mork & Mindy I watched when I was little. Especially to the part at the end of each episode in which Mork contacts his superior, Orson, to brief him on what he has learned about earth. 

I am Orson, and my kids are Morks. I am fittingly writing from Ork today, where humor is not permitted (did you know that this was the reason why Mork was sent away?), 'cos I can't shake that bowling-pin feeling. 
Then tomorrow I too will get in my space-egg, come down to earth and  be funny again. 


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Mi piace da pazzi assistere a come i miei figli stanno sviluppando le proprie idee politiche. E come potrebbero non farlo? Hanno le notizie del mondo sotto al naso TUTTO IL TEMPO, se le portano anche in tasca quando vanno a scuola, a volte accendono il telefono ancora prima di fare colazione, e allora ci ritroviamo con caffè, cereali, Nutella e l'attacco a Barcellona

Siamo stati a Barcellona in Aprile, ed ero un po' paranoica.  Le Ramblas erano affollatissime. Cercavamo di evitare di passare proprio al centro, visto che mi ero accorta che, nonostante ci fosse un'ingente spiegamento di forze di polizia nell'adiacente Plaza Cataluña, non era stata installata nessuna barriera fisica all'imbocco delle Ramblas stesse. 
Non si dovrebbe vivere col terrore, è vero, ma credo anche nel potere superiore del buon senso, e sulle Ramblas mi sembrava che fossimo birilli da bowling ambulanti, e mi chiedevo quanti punti sarebbero valse le nostre vite. 

Adoro discutere di politica con i ragazzi, sentirli esprimere le proprie idee, sono ancora così fresche e autentiche. Hanno un occhio alieno su quello che succede nel mondo, ancora privo di pregiudizi. 

Non avevo mai pensato che essere una mamma mi avrebbe ricordato così sovente gli episodi di Mork & Mindy che guardavo da piccola. Specialmente la parte alla fine, quando Mork chiamava il suo superiore Orson per fargli il resoconto di quello che aveva imparato sugli umani. 
Ecco, io sono Orson, e i ragazzi i miei due Mork. Infatti oggi scrivo da Ork, dove era vietato scherzare (lo sapevate che questo è il motivo per cui Mork era stato mandato via?), perché non riesco a liberarmi della sensazione di essere un birillo. 
Poi domani salgo a bordo del mio uovo spaziale, torno sulla terra e cerco di nuovo di essere divertente. 

Monday, August 21, 2017

of the 100th post -- sul centesimo post

So let's clarify once and for all what I mean when I say EXPAT and who is or isn't included in this very exclusive club of lunatics.

It's the people who move around the world for work. Sometimes called Global Nomads, which I find a tad smug. They already have at least a couple of moves under their belt and they stay in each country long enough to pay rent, learn how to sort out the garbage, where to buy Parmigiano cheese (Parmesan is some other shit) and send their kids to school.  But not long enough to unpack all of the moving boxes, call their current location home, master the local language (English is excluded) or forgive their husbands (true expats will get this pun).


The reason why I am writing this is not because there has ever been any misunderstanding (a part a couple of fakes), it's more because I had to find something to write for my (drumroll...) 100th post! Oh my, when I started this thing, I would have never thought I'd have so much to say. That is of course not true, there's much more on the way, so let's buckle those seat belts.  

(You can wish me happy 100th by ordering MY BOOK ! It's fun! All proceeds are going to charity, because being an expat wife means that everybody thinks you are a rich bitch, so let's work on that image!)


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Vediamo di chiarire una volta e per tutte cosa intendo quando dico EXPAT e chi è o non è incluso in questo club di lunatici. 

Sono quelli che girano per il mondo per lavoro. A volte vengono chiamati anche Nomadi Globali ma mi sembra un tantino pretenzioso. Si sono già fatti per lo meno un paio di traslochi e si fermano in ogni paese abbastanza tempo da pagare l'affitto, imparare a suddividere i rifiuti secondo le regole locali, dove acquistare il Parmigiano e mandare a scuola i figli. Ma non abbastanza tempo da chiamare quel paese "casa", svuotare gli ultimi scatoloni del trasloco, parlare perfettamente la lingua locale (l'inglese è escluso) o perdonare i loro mariti (i veri expat capiranno questa frecciata). 

Il motivo per cui sto scrivendo questa precisazione, non è perché ci siano mai stati grandi fraintendimenti a proposito (a parte un paio di falsi), ma è più che altro perché dovevo trovare qualcosa da scrivere per il mio (rullo di tamburi...) CENTESIMO POST!

Pazzesco, quando ho cominciato a scrivere su questo blog non avrei mai detto che avrei avuto così tanto da dire. Ovviamente non è vero, ho sempre da dire, quindi sarà meglio allacciarci le cinture di sicurezza. 

Saturday, August 19, 2017

of the expat meat-market -- sul mercato della carne expat


So I have joined one of those organisations for EXPATS

In all these years abroad, I have never been part of such a group, because as far as friends are concerned, I'd rather pick wild flowers than buy them in a bunch.
But at the MBA I'm attending, they stress over and over the importance of NETWORKING, and such an organisation seems appropriate. 

Hopefully it' s not "networking" in the sense of MEAT-MARKET. 


(of course I will use it to promote MY BOOK as well, lucky them!)

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Ho deciso di iscrivermi a una di quelle associazioni per EXPAT

In tutti questi anni di vita all'estero, non sono mai stata parte di organizzazioni di questo tipo, perché per quel che riguarda le amicizie, preferisco cogliere fiori selvatici che comprare un mazzo già prefabbricato. 
Ma all'MBA che sto frequentando non fanno che insistere sull'importanza del NETWORKING (creare una rete di contatti) quindi forse sarà interessante. 

Speriamo solo che non si tratti di networking nel senso di MERCATO DELLA CARNE. 

Friday, August 18, 2017

of ironing brain cells -- sullo stirare celebrale


So yes, on Friday afternoon I iron. It's something I never cared to delegate, because more than a chore, it's a time to meditate.
Perhaps it's the fact that for a while I can't go anywhere, or the repetition of simple gestures, or the certainty of a perfect outcome, an opportunity that does not present itself in many other aspects of my life. Baking cakes too. A perfectly folded shirt and a cake. Little masterpieces. 


While I iron, I watch TED lectures on my iPad, sometimes I cry when they are very moving, it's good for the ironing, moistening the fabric. 
On a day like today, I had no choice but to take shelter in the certainty of science. With its laws. The truth behind everything. For this reason and for the familiarity that her name awakens in me, I listened to a talk by neuroscientist Lisa Genova

She was talking about Alzheimer, and what we can do to prevent it. 
It was very interesting, it seems that we all start developing little bastards called amyloid plaques in the synapses of our brain cells from about 40 years of age. Whether the disease is going to reach its tipping point and show its ugly symptoms, depends largely on what Dr.Genova calls an individual's COGNITIVE RESERVE. Through learning and stimulating the brain, new neurological connections are continuously created in our brain, and so people with a great deal of amyloid plaques, might still never show any sign of the disease. 
That is great news, I thought. I've just recently read an article about an 80-year old Japanese woman who just taught herself CODING. I was elated to hear that, to follow in her footsteps, I will be able to procrastinate this task for a few more years. 
So Dr.Genova's findings ignited a much needed spark of optimism in this gloomy day.

Until...
She said her experiments were conducted on a group of nuns.

NUNS! 

I guess she found it handy, that whenever she needed some blood samples, she could just walk up to the convent and find ALL of her experimental subjects in one place.
But NUNS, come on! Why do scientists so often fail to take notice of the most obvious variable?
Of course they maintained a solid cognitive reserve and their nervous system remained intact until the end:

THEY NEVER MARRIED !

(in case it's too late for you to become a nun, MY BOOK  a great brain balm. All proceeds go to charity!)

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Ebbene si, venerdì pomeriggio stiro. È una cosa che non delego a nessuno perché più che un dovere si tratta di un'occasione per meditare. Forse per il fatto che mentre stiro non posso muovermi da lì, o la ripetizione di gesti semplici che portano a un risultato perfetto, una combinazione che non si presenta in nessun altro aspetto dell mia vita. Come cucinare una torta. Una camicia perfettamente stirata e una torta. Piccoli capolavori

Mentre stiro, mi guardo le conferenze TED sull'iPad. A volte se trattano qualche tema delicato, mi commuovo, l'umido fa bene ai tessuti, si stirano meglio. 
In una giornata come questa non potevo che rifugiarmi in qualche certezza della scienza. Con le sue leggi. La verità alla base di tutto. Per questo motivo e per la famigliarità che il suo nome mi ispira, ho ascoltato una conferenza della neuroscenziata Lisa Genova.

Parlava dell'Alzheimer, e di cosa si può fare per prevenirlo.
Era molto interessante, a quanto pare iniziamo già a 40 anni ad accumulare delle stronzissime placche amiloidi nelle sinapsi che connettono i neuroni del nostro cervello. Il fatto che i sintomi della malattia si presentino o meno, dipende in gran parte da quella che la dottoressa Genova chiama RISERVA COGNITIVA. Attraverso l'apprendimento e lo stimolo intellettuale, nel corso della vita si creano sempre nuovi contatti tra le sinapsi celebrali, quindi anche persone con un grande accumulo di placche amiloidi potrebbero non avere mai nessun sintomo degenerativo. 
Che notizia fantastica, ho pensato. Proprio di recente ho letto un articolo che raccontava di una vecchietta giapponese che a 80 anni suonati ha deciso di studiare programmazione informatica. Che sollievo, ho pensato, per seguire le sue orme ho una scusa per rimandare questa croce ancora per qualche anno.
E così sull'onda di queste scoperte incoraggianti, si è riaccesa in me una scintilla di ottimismo, in questa giornata peraltro tristissima.

Finché...
Dr. Genova ha detto di aver condotto i suoi esperimenti su un gruppo di suore. 

SUORE!

Certo, le avrà fatto comodo che ogni qualvolta avesse bisogno di un campione di sangue, potesse semplicemente suonare il campanello del convento e trovarci in un colpo solo tutte le sue cavie.
Ma SUORE? Com'è che agli scienziati spesso sfugge la variabile più ovvia dell'esperimento? 
Certo che hanno conservato fino alla fine le loro riserve cognitive e un sistema nervoso intatto:

NON HANNO MAI AVUTO UN MARITO !

Wednesday, August 16, 2017

of great balls of bugs -- sugli scara-burger


So they are here! Just appeared on the shelves of Swiss supermarkets: 


INSECT BALLS and INSECT BURGERS!

I thought this would be the answer to the nutrition crisis that's hit my family. The Grumpy Teenager has turned into a cave-man, his room does indeed resemble a prehistoric installation (notice the STALL contained in the word) AND he wants to eat nothing but meat. He eyes with distrust any distant relative of anything green, and when red meat's on the table, he'd go as far as sing Schubert's Ave Maria in gratitude (in Latin! No less!).  

The Grumpy Girl, au contraire, is a newborn nutritionist, has avocado for breakfast and veggie smoothies with a tad of oatmeal for a snack. She has gone completely vegetarian to try and balance her brother's meaty sins and would have crossed over to the vegan side if I hadn't threatened her to make her stop dancing if she doesn't have at least eggs and cheese (the fish-once-per-week battle is still raging).

Surprisingly, my idea of dining on pretend-meat made of insect parts was not saluted with much enthusiasm. 
Then again, I am not supporting this new trend either. I try to be environmentally friendly and eat local and I know for a fact that no insect in Switzerland has balls of that size. They must certainly be imported from some faraway land where bugs are humongous. 

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Eccoli qui! Finalmente sono arrivati sugli scaffali dei supermercati svizzeri!

(letteralmente )PALLE E BURGER DI INSETTI!

Pensavo che avrebbero finalmente risolto la crisi nutrizionale che ha colpito la mia famiglia. L'Adolescente Rognoso si è trasformato in un uomo delle caverne (in effetti la sua camera sembra un'installazione preistorica) (notare la parola STALLA nascosta nel termine). E vuole mangiare sempre solo carne. Adocchia con disgusto qualsiasi lontano parente di qualsiasi vegetale e quando a tavola c'è carne rossa, arriva perfino ad intonare l'Ave Maria di Schubert in ringraziamento (in latino!).

Mia figlia, au contraire, si è riscoperta un'esperta del mangiar sano, fa colazione con l'avocado e si frulla le verdure con un tocco di avena per merenda. È diventata vegetariana per rimediare ai peccati carnivori del fratello e sarebbe addirittura passata dalla parte dei vegani se non l'avessi minacciata di toglierla da danza se non mangia per lo meno uova e formaggio (la battaglia per il pesce una volta alla settimana sta ancora impazzando). 

Stranamente, la mia idea di pasteggiare con carne finta a base di pezzi di insetti non è stata accolta con molto entusiasmo. 
In fondo anch'io non sono proprio a favore di questa nuova moda. Cerco di cucinare soltanto con prodotti locali e so per certo che non ci sono in Svizzera insetti con palle di quelle dimensioni. Saranno sicuramente importate da qualche paese esotico dall'altra parte del mondo in cui gli insetti sono enormi.

Saturday, August 12, 2017

of the lunar imbalance of expat living -- sullo squilibrio lunare della vita expat


So I am very sensitive about all things expat. I get particularly upset when it’s people who’ve never stretched one single toe outside of their comfort zone, who get judgmental.
I found in the parenting blog of the NYT this article on an Australian expat-blogger I love, Kristy Rice. In one of her witty posts, called WHAT DO YOU DO ALL DAY? Kristi recounts the time when, due to a broken ankle while her family was posted overseas, she suddenly had to delegate all her duties and responsibilities to her lovely husband.
The title of the posts cleverly refers to the general opinion that expat wives have nothing to do. Once her husband finds himself in her shoes, he suddenly realizes that there is much more than Starbucks meet-ups with friends occupying Kristy’s life.
In her usual, balanced style, Kristy serves up a constructive happy ending, albeit somewhat bittersweet. She finishes with a smile, and so did I.
Until I read some of the comments.

Many are cute and are about the readers’ own experiences with sudden injuries. But then the usual smartass who cannot help but pass judgement about the fundamental flaws of a lifestyle in which roles are so very polarized, had to deliver her sermon.
She says:
“This article reminded me of how much I don’t want this lifestyle…”
Fair enough, you need to be cut for it anyway.
“I’m hoping that by better balancing work and life for both of us, one wouldn’t be so overwhelmed, frustrated and clueless if something were to happen to the other.”
That’s when the giggle started…
“I want both of us to be able to manage both home and work
I was rolling around the floor with laughter by now.
“So, this is a good cautionary tale of how not to set up my life.”
At this point I turned blue and an ambulance had to be called.

Cautionary tale my ass, lady. This is expatriate living, nothing is balanced, there is no balance, it’s like those zero-gravity planes, it’s a mess of bodies and random objects floating around and sometimes bumping into each other to exchange the blame and try to recap, and then it’s off again.
Whichever way you “want to set up your life”, once the expat curse strikes, it’s all just up to the good old saying:   THE ROAD TO HELL IS PAVED WITH GOOD INTENTIONS.

Expatriate living is based on the principle of the supporting spouse. SUPPORTING.
Like the Wonderbra, which stays hidden, but keeps everything up and plump.
Like the trapeze artists’ safety net, stretched out to its limit to be ready in case something happens.
Like Michael Collins, never heard about him, right? But everybody knows Armstrong and Aldrin, of course! They were the lunar expat-husbands getting all the glamour and attention, Mr. Collins was the lunar expat-wife, the one who circled the moon on the Command Module waiting for the other two to be done with their show-off leaps and other acts of bravery, to catch them and bring them safely back to earth.


Except expatriate husbands hardly ever want to come back to earth.

(for more expat-madness, read MY BOOK, it's fun! All proceeds are going to charity)

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Sono molto sensibile riguardo a tutto ciò che riguarda noi expat. Me la prendo particolarmente quando sono quelle persone che non hanno mai messo nemmeno un dito al di fuori della propria comfort zone a cagar sentenze.
Ho trovato su un blog del NYT un articolo su una expat-blogger australiana che amo, Kristi Rice. In uno dei suoi post, intitolato MA COSA FAI TUTTO IL GIORNO? Kristi racconta di quando, durante un’assegnazione internazionale, a causa di una caviglia rotta, si era vista costretta a delegare tutte le sue responsabilità famigliari al marito.
Il titolo del post si richiama all’opinone generale che le mogli expat non abbiano assolutamente niente da fare. Quando però suo marito si è visto costretto a sostituirla, si è reso conto che le giornate di Kristi erano fatte di ben altro che non pomeriggi oziosi passati con le amiche da Starbucks.
Nel suo solito stile obbiettivo e bilanciato, Kristi giunge ad una conclusione costruttiva della vicenda. Finisce con un sorriso, e così ho fatto anch’io leggendo il suo post.
Finché non ho letto i commenti.

La maggior parte sono carini e tanti dei lettori raccontano di momenti in cui si sono trovati in situazioni simili a causa di un infortunio. Ma poi la solita saputella che non può fare a meno di impartire lezioni di vita, ha dovuto dire la sua sull’estrema polarizzazione della vita expat.
Ha detto:
“Questo articolo mi ha ricordato quanto io non voglia assolutamente questo tipo di vita.”
Vabbé, mica tutti ci sono tagliati.
“Spero che trovando un equilibrio migliore tra lavoro e vita (privata) per entrambi, non ci troviamo mai nella situazione di essere così spiazzati, se succedesse qualcosa ad uno dei due.”
E qui ho iniziato a ridacchiare.
“Voglio che entrambi ci occupiamo in egual misura del lavoro e della casa.”
E giù a rotolarmi per terra ridendo istericamente.
“Quindi questa storia è un ammonimento su come non vorrei mai organizzare la mia vita.”
A questo punto ero diventata viola e si è dovuto chiamare un’ambulanza.

Cara ragazza, quanto sei innocente. Questa è la vita expat, non esiste equilibrio, è tutto sbilanciato, è come in quegli aerei che volano in assenza di gravità, un casino di corpi e oggetti sospesi per aria che a volte per caso si incrociano, si danno la colpa a vicenda, cercano di fare il punto della situazione e poi ripartono.
In qualunque modo tu voglia “organizzare la tua vita”, una volta che la maledizione expat ti becca, l’unica legge che vale è il famoso detto secondo cui LE STRADE DELL’INFERNO SONO LASTRICATE DI BUONE INTENZIONI.

La vita expat si basa sul principio del coniuge di supporto.
DI SUPPORTO!
Come il reggiseno imbottito, che sta nascosto ma tiene su tutto.
Come la rete di sicurezza dei trapezisti, stirata al limite delle sue possibilità per essere pronta nel caso che succeda qualcosa.
Come Michael Collins, mai sentito nominare, vero? Ma tutti naturalmente conoscono Armstrong e Aldrin! Loro erano i due mariti-expat, quelli che si godono le lodi e le attenzioni di tutti, mentre Mr. Collins era la moglie-expat, quella sospesa in orbita nel Modulo di Comando in attesa che gli altri due la finissero di pavoneggiarsi coi loro balzi lunari e altre prodezze per poterli riacchiappare e riportare indietro al sicuro a terra.

Solo che putroppo i mariti expat raramente vogliono rimettere i piedi per terra.