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Friday, April 21, 2017

Of the separatism of vegetables -- Sul separatismo delle verdure

So I never get used to the magical sea of candy-floss from the plane window. It’s a common backdrop for us globe-trotting expats, but whenever I get a window seat, the book I brought along for the flight remains in my bag. Of course, whenever I get a window seat, with two people blocking my way to the toilets, I need to pee from the second I buckle my seatbelt and that’s a powerful distraction.

I was in Barcelona and loved it. It’s so marchosa, on the go, it streets flooded with people going about their business, its sensational eateries where coffee is served with the biggest sachets of sugar I’ve ever seen, because yes, life is sweet.  
I thought I’d be travelling to Spain but no! It was Catalonia. People from Barcelona spoke about Spain as if it were an entirely different country. “We do Easter like this, whereas in Spain they do so and so”. I spoke to quite a few locals and they all had the same pride about not being Spanish. The Estelada flag was flapping from many buildings, in support for the independence of Catalonia. 
Being a foreigner I was not expected to speak Catalano, I got away with Castellano, just like in Zürich I get away with German in place of Swiss German. But Catalano is NOT a dialect, as some proud taxi-driver fiercely explained: IT’S OUR LANGUAGE!  And in this era of separatism, with the British brexiting and the French approaching a very divisive election, I thought that perhaps that is the trouble with Europe. A language barrier says WE ARE DIFFERENT! more than any difference in physical appearance. A language brings with it the perception of identity.


Or perhaps it’s just that when people are scared, they go back to their primal instincts, and sharing is unnatural. It’s one of the things kids are slowly socially conditioned into it while growing up, but nobody likes to share. It’s hard, and needs tons of enlightenment and self-control. Just like eating veggies and waiting for our turn. And if these were the issues coming up in the privacy of the voting booth, they’d probably be struck down as well.

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Non mi abituo mai al mare di zucchero filato dal finestrino dell'aereo. È uno sfondo comune alla vita di tutti gli expat giramondo, ma ogni volta che ho un posto vicino al finestrino, il libro che mi sono portata per il viaggio resta nella borsa. Purtroppo ogni volta che ho un posto vicino al finestrino, con due persone tra me e il bagno, mi scappa la pipì dall'istante in cui mi allaccio la cintura a quando scendo. 

Ero a Barcelona, che città meravigliosa! È così marchosa, in marcia, le sue strade piene di pedoni indaffarati, i suoi ristorantini dove il caffè viene servito con le bustine di zucchero più grosse che abbia mai visto, perché la vita è dolce.
Pensavo di trovarmi in Spagna, ma mi sbagliavo di grosso. Ero in Catalonia. Gli abitanti di Barcelona parlano della Spagna come se si trattasse di una nazione diversa: "A Pasqua festeggiamo così, mentre in Spagna no." Ho parlato con diverse persone e tutti avevano lo stesso orgoglio di NON essere spagnoli. La bandiera Estelada era appesa a quasi tutti i palazzi, in sostegno all'indipendenza della Catalonia. 
Come straniera non ero tenuta a palare il catalano, e me la sono cavata col castellano, così come a Zurigo parlo tedesco e non lo svizzero tedesco. Ma il Catalano NON è un dialetto, come mi ha spiegato animatamente un tassista: È LA NOSTRA LINGUA! E in quest'era di separatismo, con gli inglesi intenti a brexitare e i francesi pronti a votare in elezioni politiche incandescenti, ho pensato che forse è proprio questo il problema dell'Europa. Niente dice SIAMO DIVERSI! più delle barriere linguistiche.  Una lingua porta con sé la percezione della nostra identità

O forse è che quando le persone hanno paura, si rifugiano nei propri istinti primordiali, e condividere non è naturale. È una delle cose che si imparano crescendo, seguendo un condizionamento sociale obbligato ma a nessuno piace condividere. È difficile e richiede una gran dose di illuminismo e self-control, proprio come mangiare le verdure o aspettare il nostro turno. E se queste fossero le questioni su cui decidere nella privacy della cabina elettorale, verrebbero ugualmente abrogate







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