Friday, July 8, 2016

all the FUCK YOUS that inhabit my silences --tutti i VAFFANCULO che abitano i miei silenzi

It has been a week and I haven't said anything because I had promised myself I'd never go political on this blog. But then last night I read this perfect line of poetry in one of the blogs I occasionally follow, it said: quanti vaffanculo abitano i miei silenzi, literally: I've got so many fuck-yous living inside my silences. And all my own vaffanculo broke free.

It's been a week since the attacks in Dhaka left 20 people dead, and I am still waiting: where is all the outrage that had been sparked off by the attacks on Charlie Hebdo in Paris 18 months ago? 
Where are all the profile pictures on facebook with the overimpression of the national flag in sign of respect and solidarity? 
Everybody was so quick at sharing the drawing of the machine gun with the pencil stuck in its muzzle, yes, let's fight terrorism with untamed journalism. 
It pisses me off.

Nine of the people killed in Dhaka were Italians. They were business people, unlike the Charlie Hebdo guys, they did not call upon themselves the wrath of those beasts who hacked them to death because of what they did or said, but because of who they were
I still have a hard time considering satire freedom of speech anyway, because to me it's pretty much like saying that bullying is frreedom of speech. 

You are different, I hate you, you are ugly. What? You are pissed off? I was only kidding! 

There is no courage in that. Bullies are not brave. Twelve people were killed at Charlie Hebdo, the women were spared. The ones in Dhaka were not, one of the Italian women was pregnant and was still hacked to death, with her little blossom of life inside her.
Still not fucking facebook pictures with the flag? Why?

I suspect it might be because in Paris, Europe was hit at home. The people in Dhaka were business people, imperialists making a profit at the expenses of underpaid workers from a 3rd world country. 
And here lives my biggest and most bombastic FUCK YOU: this hits unsettling close to home  because I am one of those people in that restaurant in Dhaka, it could have been me. I have lived abroad for work for almost 20 years, visited plenty of countries where I sometimes did not feel welcome, but the interaction of people was always charged with potential, it created connections that sparked off curiosity, the least I had in  common with the people I met and the wider the space to bridge, the bigger the opportunity to meet in the middle and get to know and understand each other a little better. And apprecciate each other. More than satire has ever even come close to achieving.

I have been plundering google for the right image to publish on my stupid FB profile page to show my fellow Italians and business expatriates the respect and solidarity they deserve. But I haven't found it. It should show a machine gun, and in its muzzle a rolled up passport, to fight terrorism with the untamed will to go out there and travel and connect human beings.

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È già passata un'intera settimana e non ho ancora detto niente perché mi ero ripromessa di non scadere mai in questioni politiche su questo blog. Ma poi ieri sera ho letto questo perfetto verso di poesia in un blog che seguo occasionalmente: quanti vaffanculo abitano i miei silenzi. E di colpo anche i miei vaffanculo sono usciti allo scoperto.

È passata una settimana dagli attacchi a Dhaka che hanno causato la morte di venti persone, ed io sto ancora aspettando. Dov'è finita tutta l'indignazione che avevano causato gli attacchi di diciotto mesi fa a Charlie Hebdo? Dove sono tutte le bandiere in sovraimpresssione sulle foto dei profili di facebook in segno di solidarietà e rispetto? Erano tutti corsi a pubblicare su FB il disegno del mitra con la matita infilata nella canna, ma si, combattiamo il terrorismo con il giornalismo libero. 
Mi fa incazzare.

Nove delle persone uccise a Dhaka erano italiani. Si trovavano lì per lavoro, e a differenza delle vittime di Charlie Hebdo, non hanno attirato l'ira di quelle bestie sanguinose che li hanno fatto a pezzi a colpi di machete per quello che avevano fatto o detto, ma per chi erano e per quello che rappresentavano
Fra l'altro io non sono sicura che la satira possa essere considerata libertà di espressione, perché è come dire che anche il bullismo è libertà d'espressione. 

Sei diverso, fai schifo, ti odio. Ma perché ti incazzi? Stavo solo scherzando! 

Non c'è coraggio nell'insulto. Nell'attacco a Charlie Hebdo sono morte dodici persone, le donne sono state risparmiate dai terroristi, in Dhaka no. Una delle vittime italiane era una donna incinta di pochi mesi, fatta a pezzi a colpi di machete con quel piccolo bocciolo di vita appena spuntato dentro il suo corpo.
Ancora niente fottute foto di facebook con la bandiera? Perché?

Forse è perché a Parigi l'attacco ha colpito nel cuore dell'Europa. Le vittime a Dhaka erano lì per concludere affari, per lavoro, imperialisti che sfruttavano lavoratori di un paese povero sicuramente sottopagati. E proprio qui abita il mio vaffanculo più incazzato, perché questa tragedia mi tocca personalmente: una delle persone in quel ristorante avrei potuto essere io. 
Vivo all'estero da quasi vent'anni e mi è capitato di visitare paesei in cui non mi sentivo la benvenuta, ma l'interazione personale era sempre carica di energia potenziale, creava interesse reciproco e meno c'era in comune con le persone che incontravo,  più grande era lo spazio da colmare, più fertile era l'opportunità di incontrarsi a metà strada e conoscersi e capirsi un po' meglio, ed apprezzarsi a vicenda, anche nelle differenze. Più di quanto la satira abbia mai fatto.

Ho saccheggiato google alla ricerca di un' immagine da pubblicare sulla mia pagina di facebook per dimostrare rispetto e solidarietà alle vittime di Dhaka, ma non l'ho trovata.
Dovrebbe mostrare un mitra con nella canna un passaporto arrotolato. 





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