Sunday, April 17, 2016

badass expat -- espatriati badass


I have started this blog for one reason only: not to get things off my chest. Not to share my feelings. Not as a diary. Not to explain, analyse or complain. NOSSIR!

I started this blog because I am trying to have my book published and the people in the business on whose door I have been knocking, all said the same thing: you must be on twitter, you must blog, social media. 


Who the hell has time for social media anyway? I have a rusty Facebook account but I have just recently learned that that's totally out: Facebook is for old people (quote from the young people in my family), because it needs care and attention. Care and attention suck.  What's in is stuff like Snapchat and Instagram (still don't know the difference), all quick and immediate, apparently flashy and then easily forgotten. We had that too when we were young. It was called first time sex.


My book is about expatriates, it's written in the same way I write this blog, blurted out loud and ironic. 

What surprised me about this blog, is how it's allowed me to get in contact with other loony bloggers. I've been attracted mainly by Italian expats, because in my many years abroad I have never been around Italians much, and it's left me longing. 
The reason it's that most of the Italian expats I have met abroad had, regrettably, the same common denominator: a pathological tendency to complain.

Oh I have run into whiny bloggers too, and plenty. But I have also found a bunch of crazy, funny, smart, ironic emigrants that I have come to follow and like and miss when I don't check their posts. There is this girl who lives in Paris, and never apologises for what she believes in, this guy in San Francisco who mixes math and philosophy, mostly when he runs, there is the one who translates, the one who repairs art in New Orleans and swears like a dockworker, the one in Japan who brings me back to Tokyo, a city that I love and miss so very much. All with the same common denominator of being 100% badass.



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C'è un'unica ragione per cui ho cominciato a scrivere questo blog: non per esprimere i miei sentimenti, o sfogarmi o come diario. Non per spiegare, analizzare o lamentarmi. Nossignori.


Ho cominciato a bloggare (che parola di merda) perché sto cercando di fare pubblicare il libro che ho scritto e tutti quelli che sono nel business mi hanno detto la stessa cosa: devo twittare, bloggare, buttarmi sui social media, ma chi cavolo ce l'ha il tempo per i social media? Ho una pagina arrugginita di Facebook ma di recente ho scoperto che Facebook é totalmente "out": è da vecchi (detto dai giovani della famiglia), perché bisogna stargli dietro e quello che ci scrivi resta. Out.  Quello che va per la maggiore adesso è la roba tipo Snapchat e Instagram (non ho ancora capito la differenza), tutto veloce, immediato, appariscente ma poi subito dimenticato. Avevamo anche noi lo stesso quando eravamo giovani. Si chiamava la prima volta.


Il mio libro parla di espatriati, ed è scritto con lo stesso stile del blog, senza filtri e ironico. 

La sorpresa riguardo al blog è stata trovare altri bloggers come me. Mi sono fatta attirare soprattutto dagli expat Italiani, perché in tutti questi anni all'estero non li ho mai frequentati molto, e me ne è rimasta la voglia. Gli Italiani in cui sono incappata vivendo all'estero, avevano quasi tutti purtroppo lo stesso denominatore comune, e cioè una tendenza patologica a lamentarsi all'infinito.

Certo, anche adesso mi sono capitati bloggers lamentosi, e tanti. Ma ho anche scovato un gruppo di emigrati pazzoidi, divertenti, ironici ed intelligenti e mi sono messa a seguirli e a sentirne la mancanza, quando non ho tempo per leggere i loro post. C'è questa tipa che vive a Parigi e non si scusa mai per le cose in cui crede. Quest'altro a San Francisco che mescola matematica e filosofia, e corre. C'è quella che traduce e quella che aggiusta quadri a New Orleans e impreca come uno scaricatore di porto, e poi ce n'è una in Giappone, che ogni volta mi riporta a Tokyo, una città che amo e che mi manca da morire.

E hanno tutti lo stesso denominatore comune di essere dei totali badass. (non c'é traduzione, cercatevela pure ma quelle esistenti non sono accurate. Badass e basta.)

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